10-05-2015 ore 19:17 | Cultura - Musica
di Stefano Zaninelli

Crema. Tutto esaurito per la data zero di Raphael Gualazzi. Al san Domenico il suono internazionale delle radici del jazz

Mentre le mani scivolano veloci sul pianoforte, la tecnica vocale di Raphael – che miscela grinta e delicatezza – riprende le parole di alcuni intramontabili successi jazz. Silenzio religioso quello in cui s’immerge la platea del teatro San Domenico, che ieri sera ha fatto registrare il tutto esaurito. Basterebbe respirarne 5 minuti l’atmosfera per scommettere sul Jazz me up summer tour 2015, che porterà Gualazzi in giro per l’Italia a partire dal 29 maggio.

 

La formazione

Eppure non è tutto: oltre l’abito e la cravatta d’ordinanza, oltre allo spessore musicale da sempre tratto distintivo, il pianista marchigiano s’è presentato sul palco di piazza Trento e Trieste con un ensemble di musicisti d’eccezione: da Laurent Miqueu alla chitarra a Emah Otu al contrabbasso, passando per Gianluca Nanni alla batteria e dal trio alla sezione fiati, composto da Julien Duchet, Damein Verherve e Luigi Faggi. Formazione estesa che non rappresenterà la norma del tuor, in cui sono previste esibizioni da solista o in quartetto.

 

Raphael Gualazzi e la sua band in concerto al San Domenico (foto © Stefanino Benni)

La scaletta

Come lui stesso ha anticipato nell’intervista a Crema On Line, poco – 5 canzoni su 20 – lo spazio in scaletta dedicato agli ultimi due album: Reality and fantasy (2011) e Happy mistake (2013). Grande attenzione, invece, a brani jazz molto conosciuti come This little girl of mine di Ray Charles, Blue skies di Ella Fitzgerald e Imagine di John Lennon, tutti rivisitati secondo il carisma del cantautore marchigiano. Nel repertorio della serata anche At last di Etta James, che ha introdotto alla chiusura del concerto con Follia d’amore, estratto di Reality and fantasy.

 

Alle radici del genere

Sul palco, Gualazzi non tradisce la proverbiale timidezza che in molti gli attribuiscono: voce leggera e delicata che alterna ad interpretazioni energiche una volta poggiate le dita sui tasti bianchi e neri del piano, dal quale canta, balla e si dimena ma sempre con estrema compostezza. Un’esibizione, quella di ieri sera, che conferma la vocazione alle sonorità internazionali cui Gualazzi, con un particolare interesse per il bebop e le radici del genere jazzistico. Tratto, quest’ultimo, che potrebbe suggerire indizi sul suo prossimo lavoro discografico. 

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