09-06-2024 ore 18:54 | Cultura - Mostre
di Paolo Emilio Solzi

Il maestro e l’allieva. La gioia del dipingere nella nuova mostra duale alla Pro Loco di Crema

Cosa sono quei festosi palloncini davanti alla Pro Loco di Crema? Sembra un matrimonio, ma è solo un sodalizio artistico. Nella sala espositiva in piazza Duomo n.22 è possibile visitare gratuitamente fino al 16 giugno 2024 (dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18) la mostra Il maestro e l’allieva. La gioia del dipingere! Il maestro è Gilberto “Gil” Macchi, estroso arbiter elegantiae e “impressionista cremasco” che ha girato il mondo per ritrarlo sulla tela. L’allieva è Francesca Gnocchi, veterana della Pro Loco, che ieri ha esordito come pittrice.

 

La storia dell’allieva

Francesca Gnocchi racconta: “Dipingo fin da quando ero bambina, ma erano più che altro esercizi di stile: chiaroscuri, prospettive, copie di quadri famosi. Ho sempre tradotto le mie emozioni in immagini. I miei disegni e quadri per me so piezz’ ‘e core. Non ho frequentato scuole di pittura, perciò il mio maestro è stato l’amico Gil. È lui che ha coltivato e liberato il mio lato artistico. Un giorno ha sentenziato che ero pronta per esporre. Stavo disegnando una natura morta nel suo studio, con vasi e sveglie sparsi qua e là. Poiché su WhatsApp uso molte faccine, Gil mi suggerì di abbellire una vecchia sveglia con una faccina sorridente. Mi disse che con l’arte potevo fare tutto ciò che volevo e che dovevo divertirmi. Alla fine sul quadrante ho aggiunto non una, ma tre faccine diverse. Ero emozionatissima e piuttosto restia all’idea di una mostra insieme a Gil, ma lui ha insistito così tanto che alla fine mi ha convinta a buttarmi. Alcuni dei miei lavori sono scene di vita vera, altri sono solo dei sogni. Forse i visitatori distingueranno le une dagli altri”.

 

Le parole del maestro

Gil Macchi, che a Crema non ha bisogno di presentazioni, commenta: “Francesca è molto colta, e ciò aiuta in campo artistico, come in ogni momento della vita. Per me questa mostra è la continuazione dell’esperimento Bolle d’Arte di due anni fa. Anzi è un’evoluzione personale, un passo avanti sotto l’aspetto tecnico. Dall’amicizia con Francesca, pittrice talentuosa e notevolmente dotata, è nata una mostra duale. Sono forme d’arte assai diverse: io sono più istintivo, lei è più psicologica. Entrambi amiamo Crema, ma dalle mie tele emergono soprattutto le piazze e i tetti del centro storico, dalle sue i paesaggi della campagna circostante. I quadri di Francesca sono dipinti a olio, le mie farfalle sono realizzate con colori a spruzzo”.

 

Tetti cremaschi, bolle di colore e farfalle

Girando per la sala espositiva notiamo – oltre alle facce orgogliose e soddisfatte di Vincenzo Cappelli, Franco Bianchessi, Greta Russo e altre superstar della Pro Loco – piccoli quadri orizzontali e verticali. Alcuni sono realizzati mescolando tinture con bolle di sapone, che Gil Macchi ha soffiato su fogli distesi a terra, lasciandole libere di cadere dove volevano. Da questo affascinante esperimento, che ha impresso sulla carta forme ellittiche di colore, nasceva la mostra Bolle d’Arte. Seguono altre opere in cui appaiono i tetti di Crema, innevati o meno. L’arte non è fotografia. E così alcune file di tegole diventano spirali che si fondono con le nuvole, formando turbolenze che ricordano la Notte Stellata di Vincent van Gogh. In uno scorcio di vita quotidiana davanti all’ufficio postale, trionfa il bagolaro piantato dal conte, musicista e botanico cremasco Carlo Sforza Francia da Cadestellano. Subito dopo, ecco il salto stilistico del maestro: le bolle di colore mutano in farfalle, che sembrano posarsi delicatamente su di esse. Come sincretismo conclusivo, un quadretto ritrae delle farfalle colorate in primo piano, con lo skyline di Crema, ricco di campanili, sullo sfondo.

 

Scene bucoliche, sogni e ladri di biciclette

Le tele gioiose, colorate e piene di vitalità di Francesca Gnocchi sono accompagnate da didascalie, citazioni letterarie e piccole spiegazioni. Vediamo un bagno proibito nel Laghetto dei Riflessi di Ricengo, un viaggio senza meta alla scoperta della campagna cremasca, una ragazza degli aquiloni costruiti con ramoscelli e carta velina, un’aspirante pittrice che contempla il paesaggio in cerca di ispirazione, una lettrice scioccata dal libro Il Maestro e Margherita, e un riposo beato (con un cappello di paglia degno di van Gogh) fra i salici di Santa Maria dei Mosi, piccola frazione campagnola di Crema. Qualche anno fa, qualcuno rubò la bicicletta di Francesca proprio davanti alla Pro Loco (una scena immortalata in un disegno che non è stato esposto). Perciò troviamo un quadretto che ritrae Francesca mentre compra una bicicletta nuova dai fratelli Bossi a Trescore Cremasco.

 

Critica e pubblico

Paolo Mariani scrive nella presentazione della mostra: “Come i grandi artisti del passato si sono formati nelle botteghe dei migliori maestri del tempo, così Francesca sta esercitando le sue innate doti di pittrice alla scuola del maestro Gil Macchi. L’allieva con i suoi dipinti […] ci trasmette una sintesi di emozioni che vanno dallo stupore alla serenità […]. La promettente allieva non dipinge con le mani ma con la testa. È la sua testa pensante e operante che intinge i colori e muove il pennello. I soggetti scelti con cura, i colori incisi ed armonici, gli accurati e dettagliati particolari, ma anche alcuni passaggi ancora acerbi fanno di questi dipinti un mondo affascinante da scoprire e investigare […]. È una gioia guardare questi dipinti e decodificare i messaggi che li sottendono”. Tutta la mostra è “un inno alla natura e alla leggerezza”: parole di Piero Carelli in veste di visitatore.

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