09-05-2014 ore 12:41 | Cultura - Proiezioni
di Angelo Tagliani

Devil's Knot, quando la prova contraria è dettata dall'ignoranza. L'incredibile vicenda dei Tre di West Memphis

Un film molto duro e molto ben fatto, uscito nelle sale italiane ieri, Devil's Knot fino a prova contraria si basa su una storia vera, di quelle che segnano e lasciano ferite profonde ben oltre i confini della comunità che si ritrova a subirle. Una vicenda che costringe lo spettatore ad una scomodissima posizione e gli instilla atroci dubbi col passar dei minuti.

 

Il peso della tradizione

Nel cast spiccano Reese Witherspoon e Colin Firth, diretti con maestria dall'ottima la regia di Atom Egoyan. In 114 minuti di tensione crescente – con grandi spunti dal libro di Mara Leveritt – viene ripresa e raccontata una vicenda pazzesca, che ha raccolto l'attenzione degli Stati Uniti ed è stato ripreso da moltissimi professionisti ed artisti nel corso degli anni, divisi tra giustizialisti ed innocentisti. Pesantissimo il ruolo giocato dalla 'cultura', meglio sarebbe dire dalla 'tradizione' religiosa.

 

I tre di West Memphis

I Tre di West Memphis, i giovani 'diversi' – rispetto al canone comune – con problemi psichici, depressione, amanti della musica heavy metal, vengono accusati del rapimento e del brutale assassinio di tre bambini e scarcerati solo dopo 18 anni di prigione. A rendere il tutto ancor più soffocante, la credenza che si sia trattato di un rito satanico, di una lucida e premeditata follia.

 

Echols, Baldwin e Misskelley

La vicenda risale al 1993 e si svolge in una piccola e bigotta città dell'Arkansas. Mosso da ciechi pregiudizi, l'apparato giudiziario formato da polizia, giudice e giuria, processa, nonostante vistose falle nell'apparato accusatorio tre adolescenti: Damien Echols è l'unico maggiorenne, mentre Jason Baldwin e Jessie Misskelley Jr. hanno 16 e 17 anni.

 

L'accordo Alford Plea

Al termine del processo Echols viene condannato alla pena di morte, Baldwin e Misskelley all'ergastolo più 20 anni. Nel 2007 gli avvocati difensori dimostrarono attraverso esami sul dna che il crimine non era attribuibile ai tre accusati. Nel 2010 la riapertura del processo e l'accordo tra i pubblici ministeri - il cosiddetto Alford Plea - in base al quale, pur professando la loro innocenza, hanno riconosciuto che le accuse a loro carico erano fondate e si sono dunque dichiarati colpevoli, rinunciando così alla possibilità di fare causa allo Stato per gli anni ingiustamente trascorsi in prigione. Quello che in molti hanno definito il più grave errore giudiziario della storia degli Stati Uniti lascia estereffatti, pensando che l'assassino o gli assassini di Michael Moore, Christopher Byers e Stevie Branch non sono mai stati trovati.