08-04-2026 ore 20:15 | Cultura - Crema
di Annamaria Carioni

Giovanni Catelli. Il poeta della prosa, filosofo del silenzio, cronista dell'etica del viandante

Nella sala polifunzionale dell'oratorio di Ombriano a Crema siamo in tanti: qualcuno è arrivato all'ultimo, dopo la benedizione delle uova pasquali in chiesa parrocchiale. È il pomeriggio del Sabato Santo, il giorno del silenzio, che prelude alla gioia del Risorto, allo stupore di fronte alla vita che vince la morte. Quale giorno più adatto per accostarsi all'ultimo libro di Giovanni Catelli, Silenzio a Montevideo, pubblicato postumo da Avagliano editore per volontà della moglie Sara Bonizzi. Non ho conosciuto Giovanni di persona, ma lei sì: sono stata invitata dai suoi limpidi occhi azzurri, così generosi e amorevoli, e dalle parole cariche d'affetto di Andrea Galvani, direttore di Cremaonline e caro amico dell'uomo, scomparso a dicembre 2025, che per lungo tempo ha collaborato con il quotidiano locale, curando in particolare la rubrica Fahrenheit 451.

 

Il viaggio come scoperta: l’etica del viandante
Dopo i saluti e una breve e commossa introduzione, Sara ha lasciato la parola al professor Tiziano Guerini, che nel suo suggestivo intervento ha sottolineato come il tema centrale dell’opera sia il viaggio inteso non come semplice spostamento verso una meta, ma come apertura continua alla sorpresa. Il relatore, con parole attente e pregnanti, ha spiegato che per Catelli l’arrivo non rappresenta mai una conclusione, bensì un nuovo inizio: ogni luogo, anche già conosciuto, si rivela diverso se osservato con occhi rinnovati. Questa prospettiva incarna l'etica del viandante, ovvero la capacità di muoversi senza aspettative rigide, accogliendo l’imprevisto e lasciandosi trasformare dall’esperienza. In questo senso, il viaggio diventa un’avventura conoscitiva profonda, che permette di comprendere non solo i luoghi, ma anche le persone, le culture e se stessi.

 

La prosa poetica: tra letteratura, storia e sensibilità
Guerini evidenzia poi la cifra stilistica dell’autore, definita come una “prosa poetica”, capace di fondere narrazione e lirismo anche nei contesti più complessi, come quelli storici e politici. Lo scrittore non si limita a raccontare i fatti, ma li interpreta e li vive con partecipazione emotiva, trasformando la cronaca in esperienza umana. Questa scrittura riesce a rendere poetici anche eventi drammatici, dimostrando una profonda sensibilità e una visione ampia della realtà, in cui letteratura e storia si intrecciano in modo inseparabile.

 

Una filosofia implicita: vivere il tempo con consapevolezza
Infine, Guerini mette in luce una dimensione filosofica spesso inconsapevole, ma centrale nell’opera di Catelli, che appare come un “filosofo naturale”, capace di riflettere sul senso dell’esistenza attraverso il racconto e l’esperienza vissuta. La sua visione si fonda sull’idea che ogni individuo, vivendo il proprio tempo, eserciti una forma di filosofia, anche senza dichiararlo esplicitamente. Questa prospettiva emerge nella capacità di cogliere il significato profondo delle cose e di restituirlo attraverso la scrittura, rendendo l’opera non solo letteraria, ma anche esistenziale e universale.

 

Montevideo come spazio dell’anima e della memoria
Negli interventi successivi emerge come Montevideo non sia soltanto un luogo geografico, ma uno spazio interiore, continuamente riscritto dall’autore attraverso l’esperienza e il ricordo. La città diventa familiare non per abitudine, ma per una sorta di risonanza emotiva: accoglie e restituisce frammenti di identità, evocando “ricordi di cose non vissute” ma profondamente sentite. Anche il silenzio, accentuato dalla dimensione della pandemia, non è semplice assenza, bensì condizione che permette una percezione più intensa del reale. In questo senso, il libro continua a “scrivere” Montevideo anche dopo la scomparsa dell’autore, mantenendo viva una relazione tra luogo, memoria e lettore.

 

Una scrittura arcana: tra simbolo, filosofia e ricerca
Un altro aspetto centrale riguarda il carattere non immediato della scrittura, definita da alcuni come immaginifica e quasi “arcana”. I testi non offrono significati espliciti, ma richiedono una partecipazione attiva del lettore, chiamato ad entrare in sintonia profonda con l’autore. Temi ricorrenti come il vuoto, il silenzio e l’attesa diventano categorie esistenziali prima ancora che letterarie: sono strumenti per indagare una verità mai definitiva, ma sempre cercata. Il viaggio stesso si configura come una metafora circolare, in cui il ritorno non è fallimento, ma occasione di consapevolezza e rielaborazione interiore.

 

Autenticità, relazione, testimonianza
Gli interventi, liberamente offerti dai presenti, restituiscono un ritratto vivido dello scrittore, giornalista, poeta, filosofo e uomo vivo: Galvani lo ricorda come un grande cronista, capace di entrare in sintonia con persone e luoghi da guardare con occhi limpidi; la professoressa Rosella Bonizzi accosta il suo sentire ai temi cari a Leopardi. Lontano dall’immagine di un autore chiuso nel silenzio, emerge una figura vivace e generosa, in grado di trasmettere conoscenza e passione, soprattutto ai più giovani, anche dopo la sua scomparsa, attraverso i suoi scritti. Lascio la sala con diversi libri di Giovanni tra le mani: Partenze, L'ombra della parola, Parigi, e un padre: il viaggio è iniziato.