08-02-2019 ore 17:33 | Cultura - Proiezioni
di Andrea Aiolfi

Il corriere. Clint Eastwood nei panni di Leo Sharp viaggia sul confine tra bene e male

La storia raccontata in The Mule – Il Corriere potrebbe sembrare un’invenzione di Hollywood, ormai si è parlato di tutto nel cinema, perché dovremmo stupirci di sentir parlare di un ottantasettenne americano, veterano di guerra che si mette a trasportare droga per i narcotrafficanti messicani dal confine texano per tutto il midwest? Perché è una storia vera. Chi avrebbe potuto portare sul grande schermo un personaggio in bilico tra bene e male, che si mette in situazioni pericolose e compie azioni illegali per cercare di rimediare agli errori del passato e di trovare il perdono della sua famiglia che negli anni ha trascurato? Clinton Eastwood Jr., per gli amici Clint. Nel film interpreta l’anziano Earl Stone, floricoltore la cui attività viene messa in ginocchio dalla crisi e da internet.

 

Una storia al limite tra giusto e sbagliato

L’idea che sta alla base di The Mule viene dall’articolo del New York Times uscito nel 2014 che raccontava la storia di Leo Sharp, ex soldato nella seconda guerra mondiale, floricoltore he si ritrova in difficoltà economica e per questo comincia a fare il corriere per il cartello della droga di Sinaloa. Eastwood torna nel duplice ruolo di regista e attore, protagonista assoluto della pellicola che oscura il resto del cast (composto da nomi come Bradley Cooper, Dianne Wiest, Andy Garcia e Michael Peña) con la sua interpretazione di un uomo che cerca di riallacciare i rapporti che non ha mai curato nel corso della vita, che si ritrova in un mondo a lui estraneo (la società multietnica americana, internet, i cellulari) ma che nonostante tutto non si lascia piegare e affronta le difficoltà come può: con i suoi ritmi e la sua ironia, mostrandosi sempre altruista verso e gli altri (compresa la famiglia che non lo voleva più vedere), e senza comunque rinunciare al proprio divertimento.


Indispensabile antieroe

La trama scivola via senza particolari episodi di dramma o pathos, uno solo verso il finale, e alcuni momenti risultano troppo dilatati nella durata. Più della vicenda, a colpire sono i rapporti umani e il modo in cui il vecchio Earl cerca di rapportarsi con persone lontanissime dal suo mondo, come potrebbero esserlo dei narcos messicani, ma riuscendo comunque a fare colpo su di loro con la sua semplicità e la sua fermezza. Non il giustiziere o l’eroe a cui il cinema di Clint ci ha abituati: il suo personaggio è sempre in bilico tra bene e male fino all’ultimo lascia il dubbio su quale delle due parti sceglierà.

 

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