07-11-2016 ore 13:00 | Cultura - Teatro
di Tiziano Guerini

Crema. Teatro san Domenico, una Prima di successo. Apprezzata dal pubblico il conflitto tra individuo e potere costituito

“Una straordinaria metafora sul rapporto fra individuo e potere costituito”, è la definizione che il regista Alessandro Gassman e così devono aver immaginato anche i numerosi spettatori in sala già prima che si alzasse il sipario sulle drammatiche vicende della casa di cura di Aversa e sui suoi ospiti, pensando ai tormentati rapporti di questi ultimi tempi fra la Fondazione san Domenico e una parte della politica istituzionale cittadina. Unica esponente politica l'assessore alla cultura Paola Vailati, peraltro defilata e silente.

 

Emozione ed orgoglio

Il presidente della Fondazione Giuseppe Strada ha ringraziato soci fondatori e soci sostenitori e presentato il nuovo direttore artistico Franco Ungaro, incoraggiato con un applauso: “Sono emozionato e felice di vedere così tanta gente a teatro; so quanto i cremaschi siano orgogliosi del loro teatro, realizzato e mantenuto con tanti sacrifici. Cercheremo di essere sempre all'altezza delle aspettative, come certamente siamo, ne sono sicuro, con l' emozionante spettacolo di questa sera”.

 

"L'insostenibile leggerezza della pazzia"

Lo spettacolo è stato all'altezza delle aspettative: pur nel dramma rappresentato dai tormenti spesso inconsapevoli dei "reclusi" nella casa di cura per malattie mentali e invece dalla lucida consapevolezza del protagonista che inopinatamente ci capita, e della algida e impietosa suor Lucia, la rappresentazione ha presentato in alcuni momenti una sua "leggerezza" che non ne ha alterato la tragicità dell'ambientazione e della vicenda in sé (nel finale un suicidio e un omicidio) ma l'ha resa più verosimile. Gli attori hanno dimostrato mestiere e bravura scenica specialmente il protagonista Daniele Russo, credibile nel ruolo di piccolo furfantello napoletano, ed Elisabetta Valgoi, la suora dapprima custode delle regole e poi progressivamente carnefice. Molto efficace anche Mauro Marino nel ruolo di Muzio, come "mediatore" fra il potere e la dignità delle persone. Buona la "prima": il pubblico alla fine, sciamando verso il tradizionale rinfresco, ha espresso giudizi positivi e mostrato intensa partecipazione.

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