“In un'epoca in cui tutto cambia velocemente, i giovani devono essere la nostra bussola. Dobbiamo avere il coraggio di immaginarci venticinquenni e di chiederci se le decisioni che stiamo prendendo renderanno la nostra impresa, la nostra università, la nostra società, il nostro Stato, più attrattivi per un ragazzo o una ragazza. Solo così potremo avvalerci del loro talento, che non è solo competenza tecnica, sono anche le soft skills, la tenacia, il desiderio di imparare, l'empatia e l'innata conoscenza del mondo digitale. Dobbiamo guardare ai giovani di oggi con sguardo libero e metterci costantemente in ascolto: è necessario per fare la differenza. Dobbiamo farlo, perché, che piaccia o no, siamo come il latte: tutti abbiamo una data di scadenza”. La ricetta per vivere le grandi trasformazioni, anzi le transizioni, “tutte le transizioni, è adattarsi ai cambiamenti, è accoglierli e trarre da questi il meglio”. Ferruccio Resta, presidente della Fondazione Politecnico di Milano, non ha paura di cambiare. Di voltare pagina.
Il talento dei giovani
Non è difficile capire, dunque, perché Enrico Tupone, patron de I mondi di carta, l'abbia voluto per inaugurare la tredicesima edizione del festival in occasione del primo appuntamento Fuori mondi, che si è tenuto ieri presso la nuova sede di Enercom a Cremosano. Con lui anche la presidente del gruppo, pilastro nel settore energetico, Cristina Crotti. Incalzato dalle domande di Nicola Saldutti, caporedattore economia del Corriere della Sera, Resta ha riempito di spirito di innovazione il nuovissimo auditorium di via Gerrone. “I giovani di oggi devono essere bravi, ma anche empatici, usare le nuove tecnologie, guardare all'intelligenza artificiale come ad uno strumento di lavoro, conoscerla ed utilizzarla per fare bene”. È questo il primo baluardo per costruire un futuro sostenibile. E cioè, “ un domani in cui consegnare ai nostri figli qualcosa di migliore”.
Approccio laico
Poi, serve una strategia, che nulla ha a che vedere con la politica. “Oggi l'energia viene trattata come una questione ideologica, divisiva”. Ci viene chiesto di prendere una posizione. Siamo di fronte ad un aut aut. Forse, però, occorre pensare per non essere out. “L'energia richiede laicità. Non serve essere tifosi di una o dell'altra fonte , di una o dell'altra tecnologia”. Anche i ruoli devono essere chiari: “il decisore politico – continua Resta – è chiamato a dare gli obiettivi, non le soluzioni, non la strategia. Quella spetta (o spetterebbe) ai tecnici, alla scienza, che deve essere autorevole e avere confini chiari: non deve fare politica”.
Piano energetico europeo
Sui temi energetici “serve un piano europeo, almeno decennale. Decennale, sì, non spaventatevi”. Ride e fissa gli occhi sgranati dei presenti. “La vera sfida è non perdersi nel lungo periodo, è costruire e fare ogni giorno. Quello che si può fare subito, facciamolo subito, non facciamoci ammalare o ammazzare dalla burocrazia: usiamo bene il tempo”. Facciamolo bene, insieme. “L'energia è un forte elemento di competitività industriale. Da soli non andiamo da nessuna parte. Per essere competitivi abbiamo bisogno di un'Europa unita, di un piano energetico europeo”. Può essere una sicurezza, una prima forma di ancoraggio. “Potremmo applicare al settore energetico il modello Euro: potremmo partire dall'intuizione, dal coraggio, dalla visione di alcuni Stati e poi attendere che il progetto si diffonda, diventi condiviso”.
La ricetta del cambiamento
La volatilità di questi anni ci ha fatto capire che non c'è nulla di certo. “Il Covid? Avrebbe potuto essere un'opportunità di cambiamento, ma non abbiamo saputo coglierla al meglio. Abbiamo imparato a comunicare a distanza E poi? Ogni crisi può essere un'opportunità di innovazione, ma la verità è che siamo abituati alla burocrazia. E ci va bene così”. Alle lungaggini, Resta preferisce la velocità, che non è superficialità. “E' concretezza, è responsabilità: se possiamo decidere di cambiare in un giorno facciamolo subito. Per mutare non serve immobilismo”. Non serve la paura. Servono coraggio, visione ed entusiasmo. Serve (anche) uno sguardo giovane.