07-09-2014 ore 15:57 | Cultura - Storia
di Luigi Dossena

Historia et imago Cremae. La vita di Giovanni Vailati, il Paganini del mandolino: dai caffè cremaschi ai teatri d'Europa

In attesa di ricordare con adeguati convegni ed eventi per i duecento anni dalla nascita il neonato comitato  'Giovanni Vailati' è operativo in città. Il celebre mandolinista nacque Il 13 Aprile 1815 presso la cascina Torchio nel villaggio di Vairano, libero comune posto a cavallo tra la strada che da Crema porta a Campagnola Cremasca e dirimpetto alla frazione di Santo Stefano. Papà Antonio e mamma Rosa Zuffetti lo diedero alla luce in riva alla roggia Rino, lungo via Caravaggio al civico numero 10 . L’infante venne battezzato nella vicina chiesa dedicata a Santo Stefano dall’allora vicario perpetuo Giovanni Barbaglio. Non è certo se la cecità investì Giovanni appena nato, cioè nei primi due mesi, come rivela una fonte, o verso i sette anni quando fu colpito dal vaiolo.

 

L’incontro con Pietro Bottesini

Il sommo musicista trascorse l’infanzia nella semplicità del mondo agreste, ma una passione abbracciava questo ragazzo: suonare il mandolino. Strimpellava a orecchio, era una consuetudine per que’ tempi, comune soprattutto a coloro che erano affetti da limitazioni: le imperfezioni che Madre Natura donava davano la stura alla creatività, elevata alla massima potenza. Nel campo musicale, una moltitudine di persone suonavano per loro stessi nelle loro dimore oppure lungo le strade, nelle piazze col supporto di un organetto o altro strumento; vagolavano mendici chiedendo un piccolo compenso. Ebbene il giovane Giovanni ebbe la fortuna, la buona sorte di incontrare Pietro Bottesini, professore di clarinetto, nonché padre di Giovanni Bottesini, eccelso suonatore di contrabbasso.

 

Virtuoso musicante

Bottesini padre prese a cuore quel giovane mandolinista non vedente e gli infuse i principi musicali necessari a perfezionare il talento che già manifestava quel virtuoso musicante, egli riusciva da par suo sul mandolino in qualsiasi composizione giungesse al suo orecchio almeno una o due volte. Il giovanissimo cremasco carpiva da un clavicembalo o da un violino il distillato di un livello superiore che si celava fra le corde grazie a una memoria portentosa, tant’è che il professor Pietro Bottesini sbottò “è un prodigio, questo ragazzo è un prodigio!”.

 

La casa natale di Giovanni Vailati (foto © Cremaonline.it)

Le esibizioni nei caffè di Crema

Da quelle lezioni Giovanni Vailati si accompagnò sempre al mandolino ed iniziò ad esibirsi nei caffè di Crema e poi mano mano nelle principali città della Lombardia. Oramai dopo la gavetta nelle osterie, il genio del Vairano era pronto al grande salto, e così gli si spalancarono le porte dei più prestigiosi teatri del Belpaese non ancora unito. La sua fama crebbe verticalmente tant’è che fioccarono pressanti gli inviti e le richieste da tutti i teatri più importanti d’Europa per ascoltare i suoi virtuosismi: Inghilterra, Portogallo, Svezia, Norvegia e Germania.

 

L’indimenticabile anno 1852

1852. è da questa data che abbiamo documenti di prima mano sul percorso del suo folgorante cammino sugli impalpabili fili dell’arte assoluta. Giovanni aveva 37 anni quando il 2 Dicembre 1852 a Parma nel teatro Regio  si esibì cavando dal suo mandolino una musica con una sola corda, su un mandolino del tipo Lombardo ispirato a strumenti cinquecenteschi ancora informi e rozzi. Era un liuto soprano, assai piccolo, avente la parvenza d’un panciuto mezzo uovo che sostituì più avanti con un mandolino ispirato a modelli ispanici del tipo Bandurria che per onore di vera veritate gli fu donato da una nobildonna con una variante Lombarda: l’accordatura cremasca montata su cori singoli come veniva usata anche per i mandolini fatti nel milanese.

 

L’orbo di Crema

Al regio di Parma Giovanni suonò La Sonnambula di Vincenzo Bellini e il Nabucco di Giuseppe Verdi è in quel preciso istante che l’orbo di Crema - come veniva anche chiamato dal poeta Federico Pesadori - entrò nell’empireo dei fuoriclasse, tanto da essere conosciuto quale il Paganini del mandolino. Fonti : Fondo Grioni, numero 214, Biblioteca Comunale di Crema; Paolo Origgi, Insula Fulcheria.

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