06-12-2022 ore 16:57 | Cultura - Arte
di Paolo Emilio Solzi

Cinabro. Le grandi carte di Fabula. Alla libreria Brioschi di Crema la mostra di Angelo Noce

Una cinquantina di persone ha osservato in anteprima le suggestive opere del pittore Angelo Noce, esposte fino al 22 dicembre nella sala conferenze al secondo piano della Libreria Brioschi di Crema. Erano soprattutto ammiratori dell’artista fascinoso e versatile: dipinge quadri e tavolette, fino alle carte di cui si compone principalmente questa mostra intitolata Cinabro. Le grandi carte di Fabula. Dopo le parole di benvenuto dell’assessore alla cultura Giorgio Cardile, Angelo Noce ha intrattenuto la platea di amici e curiosi con la sua oratoria poetica.

 

Separare l’oro dalle impurità

Il cinabro è un minerale rossastro da cui si estraeva il mercurio. Era già noto a popoli antichi come egizi, greci e cinesi. Il rosso del cinabro simboleggiava un legame tra serafini e demoni; alludeva all’amore carnale o alla passione di Cristo. I pittori utilizzavano il minerale per creare un pigmento chiamato vermiglione. Nel XIX secolo era impiegato per fabbricare rossetti ed altri prodotti di cosmetica. Perfino i buddhisti lo usavano per laccare le statue. Uno dei più importanti giacimenti al mondo era presente nella zona vulcanica del Monte Amiata, a sud di Siena. Per via delle sue proprietà particolari, come quella di separare l’oro dalle impurità, il cinabro è spesso nominato in alchimia e in letteratura. Il pittore esoterista Julius Evola ha intitolato un suo libro Il cammino del Cinabro. Il minerale fa capolino anche nei versi di poeti quali Giovanni Pascoli, Guido Gozzano e Giuseppe Parini.

 

Proverbiale generosità

Angelo Noce, molto apprezzato a Crema per le sue opere preziose e la sua proverbiale generosità, ha vissuto a lungo a Napoli, Salerno e in Lucania. La Magna Grecia è sempre stata per lui una fonte inesauribile di ispirazione. I suoi lavori pullulano di templi simili al Partenone, statue di Cesari con corone di alloro, soldati barbuti come quelli dipinti sulle ceramiche greche, figure femminili aggraziate che suonano la lira, aedi che tramandano oralmente i miti accompagnandosi con l’aulòs. Una festa per la vista e l’immaginazione dei classicisti. Eppure lo spirito anarchico di Angelo Noce ha contaminato questa atmosfera bucolica (che evoca i quadri del Corso dell’Impero di Thomas Cole) anche con elementi tipici della tradizione norrena e della spiritualità cristiana: vascelli vichinghi, misteriosi esseri angelici tanto affini ad Angelo per ovvi motivi di eponimia. Nelle sue creazioni appaiono alfabeti di fantasia che ricordano il greco antico, i caratteri ebraici e le rune. Non mancano nemmeno gli animali: gatti, civette e altri figli della notte; creature mitologiche simili a draghi o manticore. Insomma, ce n’è per tutti i gusti.

 

Le pitture parietali

Angelo Noce è sempre stato irresistibilmente attratto dal mare. L’azzurro luminoso del cielo e il blu profondo dell’oceano sono quasi il suo marchio di fabbrica. Per una volta l’artista ha voluto che il colore dominante dell’esposizione che domenica ha avuto inizio fosse quello della terra rossastra. Le grandi carte, i quadri e le tavolette che resteranno visibili al pubblico fino a pochi giorni prima di Natale richiamano il rosso delle pitture parietali di Pompei. Ecco svelato come dalla mente del pittore è scaturito il misterioso titolo Cinabro. Crema ringrazia Angelo Noce per l’ennesimo dono raffinato.

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