Si è presentata a Crema in netto anticipo Marta Cartabia, già ministro della giustizia e presidente emerito della Corte costituzionale per tenere una lezione magistrale dal titolo 80 anni della Repubblica, alle radici della democrazia costituzionale. In un gremito auditorium Manenti (con 300 posti quasi tutti riservati), è stata accolta da un nutrito parterre di autorità ed ha parlato ai più giovani, agli studenti delle scuole superiori cittadine, raccontando il profondo e vivo significato della nostra Carta costituzionale. Lo ha fatto con estrema discrezione, quella di chi è abituato a dialogare con i ragazzi dalle aule universitarie di giurisprudenza. “Questo – ha evidenziato l'avvocato Marcello Palmieri, presidente del Rotary Crema – è il ruolo che le sta più a cuore”. Agli operatori della stampa è stato subito chiaro e chiarito dalle assistenti deputate all'accoglienza: Cartabia ha glissato ogni possibile domanda (anche dal pubblico) o intervista e si è mostrata reticente alle foto in posa. Un solo scatto, concesso alla fine, in un battito di ciglia. O meglio, alla velocità di un clic.
Un viaggio alle radici della democrazia costituzionale
Torniamo alla vera protagonista di questa giornata: la Costituzione, nell'anno in cui ricorrono gli 80 anni della nostra Repubblica. Cartabia, invitata a Crema dal Rotary presieduto da Palmieri e dal comune di Crema, in occasione dell'apertura del Festival Ora, dedicato al giornalismo e ai nuovi media, ha compiuto un viaggio alle radici di quel testo che mette nero su bianco i principi fondamentali della nostra società, del nostro vivere civile. All'evento era presente anche il vescovo di Crema Daniele Gianotti. La tappa iniziale è una data impressa nella mente e nel cuore di molti e molte: 2 giugno 1946, il giorno in cui le donne votarono per la prima volta, il giorno in cui venne eletta l'assemblea costituente, il giorno in cui i cittadini furono chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica. Per il sindaco di Crema Fabio Bergamaschi: “è stato un onore ospitarla e ricordare l'importanza delle radici: paiono lontane nello spazio e nel tempo, quasi ancestrali, eppure proprio come avviene per gli alberi sono ciò che dà nutrimento. Sono vive e vivificanti, il presupposto della stabilità del sistema e del suo sostentamento. Vale per le radici della nostra democrazia costituzionale, di cui dobbiamo continuare ad avere cura con lo stesso spirito unitario (pur nella profonda diversità) dei padri e delle madri costituenti”.
'Manteniamo vivi i valori che ci caratterizzano'
Proprio sul ruolo delle donne, Cartabia si è soffermata: “il primo voto esercitato il 2 giugno del 1946 è stato definito dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella segno di unità di un popolo. Le donne in quel frangente sono anche state elette per la prima volta: 2000 donne su 150 mila eletti, 13 sindache. Sono donne, prima silenziose ed ignorate dalla vita pubblica, che si sono assunte la responsabilità e hanno voluto incidere sulle sorti del Paese”. Ricordare le radici non è mero esercizio di memoria. “è necessario per capire quanto fatto in passato e farlo nostro. Perché tutto questo patrimonio ed i valori che ancora sono vivi vengano tramandati e ravvivati. Lo diceva anche Papa Benedetto XVI ogni generazione deve riconquistare ciò che è stato tramandato. Occorre farlo oggi, in un contesto in cui tante evidenze di quell'epoca, come la partecipazione, sono in declino. Dobbiamo riappropriarci dei valori che ci sono stati consegnati”.
Il limite svela la forza: costruire insieme
Nel raccontare l'iter costitutivo della Carta costituzionale, un cenno anche al clima divisivo di oggi. “La nostra Carta costituzionale è nata per unire, non è il riflesso di un'ideologia prevalente. È stata capace di superare ostacoli e fasi tumultuose: è frutto di un accordo, della capacità di confrontarsi per un bene più alto”. Porta ad un'innovazione, impressa nell'articolo 1: “la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. La sovranità è nostra, di tutti noi. Ma non è illimitata. La Costituzione insegna il concetto di limite. E fa capire che la vera forza sta nel confronto, nella condivisione: da soli si perde. Sapendo di essere perdenti non si diventa più deboli, si diventa più saggi. Il limite svela la forza che sta nell'incapacità di fare tutto da soli ed è alla base del nostro stare insieme, della coesione sociale”. Al termine il ringraziamento di tutta la città e del Rotary Crema. In cambio, il club si è impegnato a sostenere il progetto Kayros di don Claudio Burgio.
