05-11-2017 ore 18:26 | Cultura - Teatro
di Lidia Gallanti

Io non pago, tutto esaurito al San domenico per la Compagnia di Luca de Filippo

Sabato sera il palco del teatro San Domenico si è trasformato nel salotto di una commedia dal sapore partenopeo. Non ti pago inaugura la stagione 2017/2018 con il tutto esaurito e conquista la platea cremasca, che aplaude a più riprese gli attori della premiata Compagnia di Luca de Filippo, fondata dal figlio del maestro Eduardo di cui oggi è erede artistica e testimone.


Non ti pago, il successo parla napoletano
Il sipario si apre sul salotto di casa Quagliuolo, dove pare quasi di sentire il profumo della passata di pomodoro preparata e imbottigliata con cura da don Ferdinando. Sposato con Concetta e padre di Stella, l'uomo gestisce il banco lotto ereditato dal padre, dove lavora Mario Bertolini, innamorato di Stella e baciato dalla fortuna. Capita così che dopo aver giocato una quaterna dettata dal padre di don Ferdinando, Mario infila la quaterna secca e vince quattro milioni di lire. Il titolare si rifiuta di pagare e reclama la vincita, sostenendo che lo spirito del padre abbia sbagliato destinatario; si appella ad un avvocato, quindi al parroco, ma di fronte all'impotenza della giustizia terrena e divina decide di fare da sé. Finge di perdere il biglietto, ma presto viene smascherato dal creditore: messo all'angolo ricorre alle maniere forti, e sotto la minaccia di una pistola -in apparenza scarica - cerca di costringere Mario a rinunciare alla vincita e al posto di lavoro.  Un colpo di pistola accidentale riporta tutti alla realtà: don Ferdinando cede il biglietto ma in nome del padre defunto lancia una maledizione sul povero giovane, che passando "quattro milioni di guai" non riuscirà mai ad intascare la somma. Equivoci e superstizioni si susseguono fino alla fine del terzo atto, quando il piglio autoritario e tratti meschino del capofamiglia si stempera in un gesto di altruismo. Ferdinando acconsente al matrimonio e intasca il tagliando, con la promessa di darlo in dote alla figlia Stella, a patto che il futuro genero la tratti come una principessa, altrimenti - suggerisce - "basterà dire due paroline a mio padre".

La comicità napoletana
I tre atti dell'opera scorrono rapidi sui meccanismi scenici ben oliati dall'esperienza degli attori, padroni del palco e maestri di una comicità brillante tutta napoletana, popolare ma mai scontata, in grado di riflettere con un sorriso su vizi e virtù di un'umanità scanzonata e traboccante di vita.

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