04-05-2026 ore 12:36 | Cultura - Musica
di Gloria Giavaldi

San Domenico, Mario Biondi: this is what you are, 'un operaio della musica' che fa sognare

Un viaggio lungo 20 anni toccando coste e paesi del mondo, sfiorando anime con le note. Mario Biondi è tornato a Crema. “Ormai siamo amici” ha esordito sul palco del san Domenico. Ha scelto Crema per iniziare un tour che sa di festa. È l'occasione per celebrare il ventennale di This is what you are e fare un bilancio della sua carriera. “Oggi il mondo è pieno di artisti. Io non sono un artista e non mi piace mostrarmi come tale. Piuttosto, sono un operaio della musica”. Uno di quelli che scrive e arrangia in modo rigoroso, umile, in ogni dove. Dai piccoli teatri ai palchi internazionali, ciò che conta è regalare emozioni. Oggi questo è ciò che è: un artista poliedrico, amato in tutto il mondo, capace di valorizzare il talento e di dare spazio ai giovani. La ricca scaletta di successi è l'occasione per presentare chi lo accompagnerà in questo tour “impegnativo, ma ho al mio fianco la forza giusta”. Accanto a lui c'è il maestro Antonio Faraò al pianoforte, alle tastiere Max Greco,  alle percussioni, chitarra e flauto Devid Florio, al contrabbasso e al basso elettrico Saleem Ameen.

 

Mario Biondi in italiano

Alla musica che ha fatto la storia affianca chicche degne di nota: il premio condiviso con Faraò, gli scambi con i suoi 10 figli, il tentativo di “tenere a bada una generazione” che ha nuovi strumenti per esprimersi. E poi l'omaggio “alla storia della musica: il sodalizio Battisti Mogol”. Prende forma Prendila così. Tra ritmo e riflessione, il san Domenico lo accoglie in un applauso vibrante e unico. Anche le luci si scaldano,quando si fa spazio il racconto di un paese con il ritmo nel sangue: il Brasile. E poi è tempo di mettere alla prova Prova d'autore, il suo ultimo album. “Spero vi piaccia Mario Biondi in italiano”. Cielo stellato è un viaggio dentro se stessi, tra il buio della notte, il coraggio di puntare alle stelle e la paura di cadere.

 

Avanguardia jazz

In questi 20 anni Biondi ha scritto, suonato, cantato, è cambiato, vivendo nel mezzo tra ciò che sa e ciò che ancora deve scoprire. Perchè la musica è anche questo: una ricerca continua, mossa dalla voglia di cambiare, di sperimentare, di fare. Per innovare. E per innovare ci vuole creatività e coraggio. Oltre al talento. “Anche di chi mi sta accanto. Qui con me questa sera c'è l'avanguardia del jazz: due ragazzi piuttosto giovani, Matteo e Giovanni Cutello, rispettivamente alla tromba e al sax. È bellissimo vedere due fratelli con la stessa dedizione per la musica”. Ultimo ma non meno importante, alla batteria David Haynes: “Famoso in tutto il mondo perché programma e suona le batterie elettroniche, è un’esperienza forte”.

 

Successo condiviso

Il palco è di tutti: tra assoli e giochi di luce la data zero è un trionfo. Questo è ciò che è oggi, Mario Biondi. Domani è tutto da scoprire, tutto da scrivere. Non avendo paura di estrarre dal cassetto, canzoni scritte e mai cantate. Perché anche i segreti più reconditi fanno parte di noi. E spesso meritano il palco. Il successo per Biondi è un momento condiviso. Con il pubblico, che non smette di applaudirlo. Con i tecnici del suono, i musicisti “tutti polistrumentisti”, il suo staff. E una città che per una sera non vuole smettere di cantare, applaudire e sognare. Al termine del concerto, il rientro finale con Smooth operator, è un saluto a Crema. O, forse, solo l'ennesimo arrivederci.