04-05-2015 ore 11:31 | Cultura - Musica
di Stefano Zaninelli

Raphael Gualazzi: “la musica è colore, spero di scoprire sempre nuove sfumature”. Sabato il concerto al teatro San Domenico

Appena tornato dalla tournee statunitense nel Vermont e nel New Hampshire – “un’esperienza bellissima, con tappe in contesti a volte più accademici e a volte molto più tipici, più underground” – Raphael Gualazzi si sta preparando per la data zero del Jazz me up summer tour, che partirà da Crema sabato 9 maggio, con un’esibizione al teatro San Domenico. Marchigiano d’origine, vincitore di Sanremo giovani nel 2011, in questo momento è a Londra, dove s’è trasferito da pochi mesi.

 

Il trasferimento a Londra

“La mia città, Urbino – spiega il cantautore – dista circa 4-5 ore da Milano e ancora di più da Parigi, dove ha la sede la mia etichetta internazionale. Quando pubblico un disco devo fare promozione, magari in Francia o in Belgio. Da Londra mi bastano 2 ore di treno o di aereo, mentre dall’entroterra marchigiano era un po’ più macchinoso. Sotto il profilo artistico, tra tutte le capitali d’Europa, Londra è il perfetto crossover tra la cultura classica europea e il mondo afroamericano”.

 

Il nuovo album

Oltre alla preparazione del nuovo tour, Raphael sta lavorando al nuovo disco. Sui dettagli vige ancora un impenetrabile mistero, quello che invece si sa è che il nuovo album rifletterà molte sperimentazioni. “Sto sperimentando perché credo sia molto importante e permetta di scoprire sempre qualcosa di nuovo – argomenta – mi piacciono le sfide e le collaborazioni, mi piace aprirmi a nuove sonorità. Quindi non nego che nel prossimo disco ci sarà un buon livello di sperimentazione”.

 

Il conservatorio e gli esordi

La sua carriera artistica ha inizio circa una ventina d’anni fa, con l'iscrizione al conservatorio di Pesaro. “Durante la prima edizione di un festival jazz – racconta lui – ho conosciuto un chitarrista swing; parlavamo di jazz e mi disse che se mi piacevano il bebop e l’improvvisazione avrei fatto bene a riprendere le radici di quella musica, l’origine di quelle sonorità. Ho accolto a braccia aperte l’esplorazione: mi sono fatto una cultura blues sulla quale ho sperimentato portato le mie skills da pianista classico. Poi mi sono accorto che quella cosa lì esisteva già, che già altri l’avevo fatto: era lo straight piano, genere dei primi del ‘900”.

 

La musica prima di tutto

L’amore innato per la musica l’ha portato a calcare i palchi di mezzo modo. “Ho capito che la musica sarebbe stata il mio lavoro – aggiunge – nei momenti di maggiore difficoltà: prima del mio primo contratto discografico, quando la sessione concertistica andava a rilento. Mi sono detto che non avrei potuto fare niente di diverso da quello che stavo facendo. Di mestieri in vita mia ne ho fatti tanti, quando ne ho avuto bisogno. Nonostante ciò, piuttosto che un benestante bibliotecario, preferisco essere come sono stato: un musicista squattrinato che va al concerto in macchina con il piano elettrico e l’impianto nel portabagagli”.

 

Genere senza definizione

Studio, approfondimenti, sperimentazioni; il genere che porta sul palco è una miscela di più influenze: “è un approccio al jazz delle origini aperto alla contaminazione di altri generi, anche più moderni. Alcuni l’hanno definito jazz-pop, sull’onda di un movimento di musicisti che negli ultimi anni ha lavorato su questa commistione. Tuttavia, non mi sento di potergli dare una definizione: amo la musica, qualsiasi essa sia, in tutte le sue sfaccettature. La musica è colore, spero di scoprire sempre nuovi aspetti, nuove sfumature. In questo senso, la tradizione jazzistica è ricchissima: si è sviluppata così tanto in così poco tempo, che ancora oggi ha molto da insegnare”.

 

La scoperta delle novità

“La musica per me ha sempre significato la voglia di poter imparare cose nuove: la più grande ricompensa che suonare ti dà è la scoperta continua di novità, dovuta alle tantissime collaborazioni che si instaurano a livello professionale e allo studio di nuovi brani e generi. Un aspetto molto bello di questo mestiere è il fatto di poter viaggiare molto, di condividere tanto della tua musica con moltissime persone. Ogni volta che vai in un posto nuovo hai la possibilità di collaborare con nuovi musicisti, che appartengono ad un’altra cultura, con un altro background ed un’altra lingua, anche se alla fine il linguaggio della musica è universale”.

 

Il nuovo tour

Dalla sperimentazione e dalla continua ricerca di nuove sfumature musicali nasce anche il nuovo tour, nel quale troveranno spazio anche capolavori del passato. “Avendo ormai girato il mondo con Happy mistake, non lo avrei mai riproposto. Ci saranno sicuramente alcuni brani di quell’album, come ce ne saranno anche di Reality and fantasy, ma questi saranno circa un quinto del repertorio. Darò grande spazio alla rivisitazione di brani soul, jazz e blues – conclude Raphael – reinterpretando e riarragiando capolavori di artisti quali Marvin Gale, Maxine Sullivan, Louis Prima”.

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