03-02-2020 ore 14:30 | Cultura - Teatro
di Chiara Grossi, Greta Nembri

Privato del senso della vista, il pubblico di Alice s’immerge nelle Voci nel buio: Yesand

Sabato sera Alice nella città ha spento la luce a favore di uno spettacolo a dir poco singolare. La compagnia milanese di teatro di improvvisazione Yesand ha infatti portato in scena Voci nel buio, una performance per 12 cantanti e attori immersi nella totale oscurità e impegnati nella tessitura di un racconto ispirato da un semplice suggerimento richiesto al pubblico. “La cucina di un ristorante”, questo l’input ricevuto da Alberto Cannizzaro – maestro di cerimonie – e compagni di viaggio, input che ha innescato la costruzione di una storia estemporanea narrata in terza persona. Un coro a cappella estremamente affiatato ha costruito passo dopo passo la colonna sonora dello spettacolo dimostrando un’intesa sorprendente: temi semplici e talvolta ironici a sottolineare il percorso dello chef Giacomo, impegnato a costruire un fantomatico ristorante di fama internazionale sull’Appennino Emiliano.

 

Antagonista grottesca

Gli artifici descrittivi vengono rafforzati dal buio completo in sala, evocativo come e più di un radio-racconto, elemento scenico dal potenziale stupefacente in grado di amplificare in termini di intensità la più semplice delle scelte narrative. Sia i passaggi enfatici che quelli comici acquisiscono un’eco rafforzativa determinante per la resa di intuizioni apparentemente elementari e, in particolare, con l’entrata in scena della grottesca antagonista. La critica gastronomica Cecilia Guazzetti si palesa nel mezzo della rappresentazione, innesca un prevedibile duello con il Maestro per poi finire con l’innamorarsene sedotta dall’abilità ai fornelli come dal baffo a manubrio.

 

Orchestra sensoriale

L’ascoltatore, privato della vista, senso preponderante a cui affidarsi nella quotidianità, è stato accompagnato e sostenuto in tutto il percorso alchemico dall’orchestra vocale e sensoriale creata dagli attori, i quali gli hanno impedito, così, di perdersi tra le vertigini e la percezione della mancanza. Il finale a lieto fine stupisce per ritmo comico dei dodici in scena, estremamente equilibrati nel creare l’intreccio di voci che porta il narrante principale a chiudere con grande effetto una semplice e coinvolgente storia d’amore.

 

Ciechi e ipovedenti
La serata è stata ulteriormente impreziosita dall’introduzione di Mimmo Iuzzolino, rappresentante dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti di Cremona che ha patrocinato l’appuntamento dando seguito a una collaborazione inaugurata qualche mese fa con l’associazione castelleonese con una cena al buio dalla finalità benefica. C’è da aspettarsi a questo punto che dopo questo secondo capitolo si possa proseguire con un terzo appuntamento e, visti i risultati, verrebbe da augurarselo. Questa recensione è frutto del lavoro dei partecipanti al laboratorio Intrecci+, finanziato da Fondazione Cariplo.

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