31-01-2019 ore 20:27 | Cronaca - Crema
di Andrea Aiolfi

Alessandra Dolci: con l’aiuto di tutti si può vincere la mafia (anche in Lombardia)

“Quando ho iniziato la mia carriera non avrei mai immaginato di trovare la mia regione in parte colonizzata dalla ‘ndrangheta” così ha esordito ieri sera Alessandra Dolci, procuratore aggiunto e coordinatrice della Direzione distrettuale antimafia di Milano originaria di Soresina, all’incontro organizzato al san Luigi dal Presidio di Libera cremasco e dalla Fuci di Crema.


Una battaglia che deve coinvolgere

Partendo dalla lettera (è possibile leggerla qui) che l’arcivescovo Delpini ha inviato ai parroci della diocesi di Milano, nella quale si invita i sacerdoti a vigilare dove situazioni di disagio economico creano terreno fertile per il crimine organizzato, il magistrato ha invitato a riflettere sull’importanza del documento e di come fosse impensabile fino a poco tempo fa. Dal primo impatto con la ’ndrangheta lombarda in Brianza alla fine degli ani Ottanta ad oggi, arrivando ai casi che interessano il nostro territorio da vicino (come il fallimento della Perego Strade e le confische alla famiglia Cristodaro), il quadro dipinto dalle testimonianze della dottoressa Dolci sulla situazione della criminalità organizzata nella regione è preoccupante.


Cosa è possibile fare

L’infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto sociale lombardo ha raggiunto livelli che mai ci si sarebbe aspettati: banche, imprenditori, politici e magistrati sono stati arrestati negli anni per collusioni con la criminalità organizzata, non solo calabrese. Nonostante l’evidenza, permane una parte di popolazione che “non ci crede” o guarda con benevolenza queste persone perché portano lavoro e soldi che, una volta che “arriva lo Stato”, non ci sono più. La richiesta del magistrato è quella di un aiuto e di una maggiore sensibilità da parte di tutta la società civile; in particolare del mondo dell’associazionismo, per vincere una battaglia che le istituzioni non possono combattere da sole.

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