Sarà attivo a Crema dalla prossima settimana lo sportello di prossimità per l'esecuzione penale esterna. Opererà presso la sede dei servizi sociali in via Manini ed in questa prima fase di attivazione sarà a disposizione della cittadinanza un giorno la settimana. L'accordo tra il comune di Crema e la direttrice dell'Ufficio per l'esecuzione penale esterna di Mantova e Cremona, Antonella Salvan, è stato siglato questa mattina. Alla presentazione alla stampa erano presenti, oltre al sindaco Fabio Bergamaschi e all'assessore al welfare Anastasie Musumary e alla direttrice Salvan, anche Francesco Monterosso in rappresentanza del Csv Lombardia, Cristian Fiorini, agente di rete del progetto Restart per l'esecuzione di misure alternative alla pena detentiva, gli avvocati Micol Parati e Maria Laura Brunelleschi, rispettivamente presidente della Camera penale di Cremona e Crema e componente del consiglio dell'Ordine degli avvocati di Cremona.
Prossimità di servizi
Lo sportello, afferente al Dipartimento della giustizia minorile e della comunità, consiste in un ufficio territoriale, dopo quello attivato nel 2023 a Cremona e quello attivo da tempo a Mantova, dedicato all'esecuzione di misure alternative alla pena detentiva sul territorio o per l'attivazione della messa alla prova. Interesserà solo adulti destinatari di provvedimento dell'autorità giudiziaria. “L'ufficio – ha spiegato la direttrice Salvan – funge da consulente all'autorità giudiziaria chiamata a decidere sulla concessione di misure alternative ed assicura compiti di aiuto e controllo circa l'attuazione ed il rispetto delle misure”. Aprire un presidio in quel di Crema era “quanto mai necessario: per garantire diritti è fondamentale abbattere distanze e quindi rendere concreta la prossimità di servizi al cittadino”. L'attivazione dell'ufficio rappresenta, inoltre, un passo avanti sul versante della giustizia di comunità: “dobbiamo abbandonare la visione reocentrica. Quando viene commesso un reato sono diverse le componenti in gioco: il reo, la vittima e la comunità. Deve essere ristabilita una relazione tra l'autore del reato ed il vivere civile. L'esecuzione penale esterna consente un reinserimento del reo nel contesto sociale di appartenenza e ristabilisce l'equilibrio che si era spezzato con il compimento del reato”. È un servizio particolarmente utile. Nel 2024 nel bacino cremonese le persone seguite dall'Uepe erano 1200, a maggio 2025 1377.
Misure alternative
Dati alla mano, come ha evidenziato l'avvocato Parati: “chi sconta la pena solo in carcere finisce per commettere nuovamente il reato nel 78 per cento dei casi. Quando vengono previste misure alternative la recidiva si verifica nel 19 per cento dei casi. Dopo la chiusura del tribunale, fortemente patita dal territorio cremasco, l'attivazione di questo servizio è un'ottima notizia per incentivare una concezione di giustizia alternativa alla pena detentiva”. Sulla stessa linea la collega Brunelleschi, per cui la notizia “rappresenta, da cremasca, una notevole soddisfazione personale, tenuto conto che il comune di Crema fa da riferimento anche a diversi utenti provenienti dal confine milanese, pensiamo ai territori di Spino e Rivolta d'Adda”.
Collaborazione con il Terzo Settore
Anche il sindaco Fabio Bergamaschi e l'assessore al welfare hanno espresso particolare soddisfazione per questa nuova attivazione che garantisce “concreta prossimità dei servizi giudiziari, dopo la chiusura del tribunale a Crema e un'importante collaborazione tra istituzioni e Terzo settore per consentire un rapido reinserimento nella collettività”. A fare da connettore tra le persone destinatarie di misura alternativa alla pena detentiva o sottoposte all'istituto della messa alla prova ed il Terzo settore è l'agente di rete. Cristian Fiorini, del progetto Restart, ha evidenziato le peculiarità del ruolo, “utile a creare sinergie territoriali con le associazioni, il Centro servizi volontariato e le persone per lo svolgimento di lavori di pubblica utilità. Monterosso del Csv Lombardia ha sottolineato l'importanza della giustizia riparativa: “non vuol dire solo riparare ad un danno causato alla collettività con la commissione del reato, significa soprattutto ricostruire relazioni. Questa concezione di giustizia rappresenta una svolta dal punto di vista culturale”.