27-01-2019 ore 12:55 | Cronaca - Crema
di Riccardo Cremonesi

Crema, Giornata della memoria. Il sindaco Bonaldi: "non ripetere gli errori del passato"

“Siamo qui per commemorare che innanzitutto vuole dire esprimere vicinanza e dolore per quei milioni di vittime innocenti, fra cui tantissimi giovani e ragazzi, anche della vostra età. Commemorare significa anche attualizzare quei fatti, a patto che non ci servano a delocalizzare le nostre responsabilità, cioè a illuderci che basti commemorare per finire nella colonna dei buoni”. Con queste parole stamattina il sindaco di Crema Stefania Bonaldi ha introdotto la cerimonia della Giornata della memoria in piazza Istria e Dalmazia, di fronte al monumento che ricorda le vittime dell’Olocausto. Presenti i rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma, delle forze dell’ordine e gli alunni della terza classe della scuola Vailati. La cerimonia è stata preceduta dalla visione, presso la sala Ricevimenti del comune, del filmato realizzato dagli stessi alunni dal titolo “Voci della memoria”. Sempre nell'ambito della ricorrenza, ieri sera nella sala Pietro Da Cemmo si è tenuto il “Concerto per non dimenticare” dell'orchestra CreMaggiore.

 

Assumersi la responsabilità

“Commemorare – prosegue il sindaco - è un’azione passiva, che non ci dice cosa avremmo fatto noi se ci fossimo trovati, allora, nel luogo dove è avvenuto il crimine, in questo caso l'Olocausto. Commemorare non basta, perché non racconta come ci comportiamo nel presente di fronte all’ingiustizia che pervade le interazioni tra noi esseri umani. Qui ed ora. Spesso noi, grandi e piccoli, abbiamo una idea piuttosto “deresponsabilizzante” del rapporto con gli altri. E per altri non intendo tanto i nostri amici, genitori, parenti, intendo proprio gli “altri”, i diversi, nelle loro varie tipologie di diversità, etnia, religione, condizioni economiche, sociali, di orientamento sessuale”.

 

 

La solidarietà

“Spesso risolviamo questo rapporto con chi è diverso da noi in maniera sbrigativa, alla fine, ci diciamo, “noi non facciamo nulla di male”. Una "versione negativa" della solidarietà, quella del non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Una bella scappatoia, che ci consente di guardarci il film comodamente seduti sul divano, mentre la gente muore di fame, i migranti annegano nel mediterraneo, i governanti lanciano i dadi su chi dovrebbe soccorrerli, politici che non hanno studiato la Costituzione approvano leggi che violano i minimi sindacali di umanità ed accoglienza, i diritti primari vengono calpestati. Tanto, noi non abbiamo fatto niente di male, il che è “tecnicamente” vero. Certamente oggi è tempo di scegliere la versione attiva di quello stesso principio, “Tutte le cose che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro”. Qui il divano non è ammesso, è un invito scomodo, che pone l’inattività, l'inerzia, sullo stesso piano dell’omissione e dunque rende responsabili, cioè colpevoli, tutti coloro che prima credevano bastasse fare lo spettatore e non partecipare attivamente ai soprusi nei confronti dei deboli di oggi”.
 

Non ripetere gli errori del passato

“Troppo comodo – conclude il sindaco - pensare a “loro”, i nazisti, e a “noi”, tutti noi, come soggetti estranei, separati da un crinale insormontabile, perché questa è l’illusione che ci conduce a ripetere sempre gli stessi errori e a preparare le medesime tragedie, anche quando esibiamo buone intenzioni. Dunque, teniamo a mente ciò che è successo nel passato, studiamolo, e spalanchiamo gli occhi su ciò che accade ogni giorno intorno a noi. Poi interroghiamo le nostre coscienze, ogni giorno, e domandiamoci non solo "da che parte saremmo stati allora", bensì "da che parte vogliamo stare ora" , di fronte alle grandi ingiustizie di oggi”.

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