
La maglietta dei Pantelù sulla bara e una rosa rossa. Simbolo di amore per il prossimo e di passione per la vita. Un timido sole ha illuminato una gremita piazza Duomo nel giorno dell'addio laico a Renato Stanghellini, anima dei Pantelù e simbolo del volontariato cremasco, spirato nei giorni scorsi dopo una lunga malattia all'età di 77 anni. Ad accompagnarlo durante l'ultimo viaggio anche la musica degli zampognari che gli sono stati accanto in questi anni di impegno attivo nei luoghi della fragilità e della cura. E poi, le note di Alessandro Lupo Pasini e la splendida voce di Debora Tundo per “ricordare le sue origini”. Aveva pianificato tutto, Renato, nel corso della sua degenza all'hospice della Fondazione benefattori cremaschi. “Sono felice dell'affetto che ho ricevuto in questo ultimo periodo. Sono sereno” aveva fatto sapere poche ore prima di morire.
Il sole dentro
Lui il sole ce l'ha sempre avuto dentro. Era nato in un giorno d'estate del 1948 da una famiglia semplice, ma amante della musica colta. Con il papà tenore, gli scorreva nelle vene. Antifascista e comunista convinto, ha voluto salutare Crema sulle note di Bella ciao, suonata alla fisarmonica da Vittorio Formaggia e cantata da una piazza commossa. Prima, il feretro aveva fatto il suo ingresso con Imagine di John Lennon in sottofondo. Iscritto per anni al Partito comunista italiano, poi a Rifondazione comunista, Stanghellini aveva saputo dapprima condurre l'impegno amministrativo e poi spendersi attivamente nel mondo del volontariato. Lo ha sempre fatto con autenticità, naturalezza e quel briciolo di goliardia che non guasta mai. “Renato ha vissuto con gli occhi aperti. E così è morto. Ha voluto raccontare ogni attimo e condividere con tutti anche gli ultimi giorni della sua vita. Ci ha insegnato come vivere, ma anche come morire. Ha lasciato questa terra con la serenità di chi sa di aver donato amore e la consapevolezza di poter contare su un gruppo di giovani, i Pantelù, che continueranno a seminare bene, a stare accanto ai più piccoli, ai più fragili. Agli ultimi. Proprio come lui avrebbe voluto” lo ha ricordato l'asssessore Franco Bordo.
Unico e inimitabile
In una piazza Duomo commossa, dopo Bordo, si sono alternati gli amici di sempre, i vertici del gruppo Pantelù, il vescovo Daniele Gianotti ed il sindaco di Crema, Fabio Bergamaschi. “Ci hai aiutato a scorgere in ogni persona il lato umano, continueremo su questa strada, assicurando continuità alle tante iniziative che hai creato, dalle alleanze solide con Melun, alle mimose per le donne, fino ai doni ai bimbi ricoverati in pediatria. Ci lasci un'eredità di bene che deve continuare a camminare sulle nostre gambe” hanno detto Ivan, Rosalba, Maria in rappresentanza dei Pantelù. Con loro c'era anche il nipote Fabio. “Continueremo così ad essere i tuoi figli e a diffondere un messaggio di solidarietà che resiste e semina bellezza. Di te ci mancherà tutto, dal messaggio del buongiorno a quello della buonanotte". Il sindaco di Crema, Fabio Bergamaschi ha voluto portare il saluto ed il ringraziamento di tutta la città. In un lungo discorso, ha ricordato la naturale propensione di Stanghellini al sorriso e a prendere la vita con leggerezza: come diceva Calvino, non è superficialità.
Una vita per gli altri
“Vivevi per gli altri. Chiunque fosse l'altro, nessuno per te era realmente altro. Nessuno per te era uno sconosciuto, perché tutti erano semplicemente amici che ancora non si aveva avuto l'opportunità di conoscere. A pensarci bene, questa è stata l'essenza del tuo essere rivoluzionario. Questo tuo esempio di vita, praticato in coerenza fino all'ultimo istante della tua vita, anche con i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari che si sono presi cura dei tuoi ultimi giorni, è stato e sarà per noi un grande insegnamento. Quando dopo una puntura o un qualsiasi gesto di accudimento salutavi gli operatori con il tuo solito, squillante "ciao bélo, grazie!", oppure “grazie, bambina” – perché nei tuoi pensieri tutto, nell’altro, era bellezza ed innocenza fanciullesca – si riconosceva l'essenza del tuo animo. Si riconosceva Renato, l'unico, irripetibile e inimitabile. Fino all'ultimo giorno hai amato con il cuore sincero di un bambino e il tuo farti piccolo tra i piccoli, e per i piccoli, ti ha reso grande. Una grande persona, un grande cremasco, che abbiamo ammirato, stimato e amato. E che non dimenticheremo mai. Ti pensiamo, oggi, in un mondo di anime libere ed eguali. Un mondo possibile, che hai reso più vicino. Ciao Renato. Sei stato un dono prezioso e ti vogliamo tanto, tantissimo bene”.
Praticare il suo esempio
Anche il vescovo di Crema, Daniele Gianotti, assente alle celebrazioni per impegni istituzionali, ha voluto portare il suo saluto. “La mia conoscenza di Renato è, naturalmente, ridotta, ma in breve tempo ho potuto rendermi conto di avere a che fare con un uomo di grande umanità e sensibilità. Ringrazio Dio per aver conosciuto Renato e per essere stato almeno un po' testimone del suo stile di vita, improntato a fiducia, gioia e grande bontà d'animo, unito alla concretezza di progetti di bene, pensati e realizzati. È stato detto che Renato era inimitabile: credo invece lui ci inviti ad imitare il suo desiderio e impegno di vita buona e piena per tutti, soprattutto per coloro che rischiano di essere dimenticati”. Renato lascia tanto a chiunque abbia avuto l'onore e la fortuna di conoscerlo. Resta, oggi, una grande eredità che merita di vivere ed un esempio di umiltà, resistenza, resilienza che chiede di continuare a brillare nella nostra umanità quotidiana. Nel nostro essere accanto. Alla fragilità e alla Vita. Ciao, Renato e grazie. Continuerai a parlare al cuore di Crema, la tua città.