Come ogni anno, stamattina si è svolta la cerimonia allo stadio Voltini di Crema in ricordo dei quattro partigiani Luigi Bestazza, Ernesto Monfredini, Gaetano Paganini ed Antonio Pedrazzini fucilati dai fascisti nel novembre del 1944. Oltre all’Anpi erano presenti le forze combattentistiche del territorio, i sindaci di Crema, Castelleone, Castiglione d’Adda e di Spoltore (Pe) oltre a diversi cittadini. “Nonostante la pioggia – ha commentato Paolo Balzari, presidente di Anpi Crema – ci siamo ritrovati davvero in tanti. Riteniamo doveroso ricordare e testimoniare quando accaduto affinché non si ripeta. Continueremo ad onorare la memoria dei quattro partigiani martiri fucilati dai fascisti allo stadio Voltini”.
La differenza che corre fra una democrazia e un totalitarismo
Come spiegato dal sindaco Stefania Bonaldi: “qualche mese prima di quel 25 aprile che segnò la Liberazione del Paese dal nazifascismo, presso lo stadio Voltini furono brutalmente fucilati dalle brigate nere. Un sipario tragico, il racconto dei loro ultimi momenti, costretti a caricarsi in spalla le proprie bare, una scena che ricorda in qualche modo la salita al Golgota di Cristo, obbligato a portare sulle sue spalle lo strumento del suo stesso martirio. Tra i prepotenti di ogni epoca corrono parentele culturali che superano il tempo e ci suggeriscono di non abbassare mai la guardia, poiché il male, la violenza, il fascismo, prima che essere categorie della politica, appartengono al mondo interiore dell’uomo, e come tali possiamo solo cercare di arginarli, ma non sono mai sconfitti del tutto. Li ricordiamo tutti gli anni per tenere viva la loro memoria, con tenerezza, nostalgia e gratitudine, ma anche perché loro ci rammentano la differenza che corre fra una democrazia e un totalitarismo, anche quello di chi oggi chiede pieni poteri. L'antifascismo anima questa storia e quel loro sacrificio e pervade la nostra Costituzione. Un crinale netto, che non ammette sbavature né equilibrismi. Non ci può essere equidistanza tra il bene e il male, non si può scegliere l'ambiguità, invece che il limpido eroismo dei partigiani”.