24-05-2024 ore 12:39 | Cronaca - Crema
di Giulia Tosoni

Crema ricorda la strage di Capaci: ‘capire il passato per creare un futuro consapevole’

Ieri sera, presso largo Falcone e Borsellino, è stata inaugurata la settima edizione di “57 giorni, strade di legalità”, progetto realizzato dalla Consulta dei giovani, in collaborazione con l’amministrazione comunale di Crema. Il sindaco Fabio Bergamaschi e Martina Carioni, presidente della Consulta, si sono riuniti nel piazzale insieme al dirigente del commissariato di Polizia di stato, Alessio Rocca, al maggiore Giovanni Meriano comandante della Compagnia Carabinieri di Crema, Dario Boriani, comandante della Polizia locale e col tenente Simona Ferrillo, comandante della Guardia di finanza, per depositare la corona commemorativa, in ricordo della strage di Capaci del 23 maggio 1992. È stato un momento simbolico per non dimenticare, per essere Capaci di dire “no” alla mafia. Al termine della cerimonia, è seguito un momento presso la sala degli ostaggi, con il concerto dell’orchestra CreMaggiore.

 

 

Il ricordo della strage di Capaci

Dopo aver deposto la corona e aver fatto un minuto di silenzio, il primo cittadino ha tenuto un breve discorso: “Commemoriamo oggi il trentaduesimo anniversario della strage di Capaci. Un evento ignobile della storia del nostro paese, in cui perse la vita Giovanni Falcone, martire civile. C’è una frase del magistrato antimafia che mi colpisce particolarmente, perché riassume l’essenza del suo impegno nella lotta al fenomeno mafioso e costituisce un richiamo perenne alla nostra coscienza. Dice: “la mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”.

 

La metamorfosi delle mafie

“Non è invincibile. La possiamo vincere. Vi sarà posta fine, sentiamola dentro di noi questa consapevolezza". Bergamaschi ha poi proseguito: "con ancor più forza di quanta ne mettano i mafiosi nel sentirsi forti, invincibili, diversi e migliori. Perché questo, purtroppo, è il loro sentimento. Sono legati da un giuramento che diventa obbligo eterno. Non è il denaro il vero obiettivo dei mafiosi: è il potere ciò che conta veramente. Da sempre, infatti, stabiliscono legami con chiunque abbia la possibilità di decidere. Vivono inseriti nella società, si infiltrano tra le pieghe. E spesso sono protetti dall’indifferenza e dalla distrazione delle istituzioni. In alcune regioni si presentano violenti e sfrontati, ma in altri territori, come il nostro, sono imprenditori dalla faccia pulita, abili nell’investire soldi guadagnati con la violenza, le estorsioni o il traffico di droga. Sono due facce della stessa medaglia. Due facce che bisogna saper riconoscere e combattere”.

 

 

L’attenzione del comune al tema

“Sono passati più di trent’anni dalle grandi stragi di Palermo. Oggi commemoriamo la prima, quella avvenuta il 23 maggio 1992 a Capaci, e dopo un percorso di 57 giorni di approfondimento, arriveremo alla seconda, il 19 luglio, anniversario della strage di via d’Amelio. Ma dopo questi lunghissimi 32 anni ancora non si è riusciti a comprendere del tutto cosa sia accaduto. I mandanti, i legami. Ci sono uomini coinvolti in quelle stragi che sono tuttora latitanti e c’è un’agenda, quella di Paolo Borsellino, che non è più stata ritrovata. L’amministrazione comunale è molto attenta al tema. Due settimane fa è stato con noi l’avvocato e criminologo Vincenzo Musacchio, che ci ha parlato della lotta alla cyber-mafia, nuova frontiera della criminalità analizzando le mafie nell’era dell’intelligenza artificiale e dei social network, nell’ambito del festival Ora. Un momento importante, di approfondimento, che ci ha permesso di toccare con mano quanto sia ancora necessario parlare di mafia, quanto sia purtroppo ancora attuale”, ha aggiunto. 

 

La consapevolezza parte dalla scuola

“Sta quindi a chi non si rassegna all’adagio per cui “così va il mondo” il tenere accesa la memoria, ricordando chi ha perso la vita per combattere le mafie e per costruire un mondo migliore. Siamo qui oggi per tenere vivo il ricordo del magistrato antimafia Giovanni Falcone e la moglie e magistrato Francesca Morvillo, con gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Oggi più che mai c’è bisogno di testimoni della memoria, perché è forte il pericolo che la flebile fiamma vada sempre più spegnendosi. Ma c’è soprattutto bisogno di giovani coscienti e consapevoli. Non di “memoria per la memoria”, ma di un futuro migliore. Ecco perché crediamo fortemente nei percorsi nelle scuole, ecco perché abbiamo accolto questa mattina nel palazzo comunale un momento emozionante di restituzione dei lavori svolti. Abbiamo bisogno di quella coscienza e consapevolezza che inizia tra i banchi di scuola e che contribuisce, come recita questa targa alle mie spalle, a far respirare il fresco profumo della libertà”, ha concluso il sindaco.

 

Il significato del ricordo

Anche la presidente, Martina Carioni, attraverso il suo discorso ha voluto ricordare le vittime e rimarcare l’impegno della Consulta. “Un giorno dove giustizia e legalità sono state dilaniate dal tritolo. Sette anni fa, la Consulta dei giovani ha deciso di ridare vita alla piazza dedicata a Falcone e Borsellino, facendo nascere i 57 giorni di legalità. Per noi è un onore, nonché una immensa responsabilità portare il nostro tributo a tutte le vittime delle mafie. Il desiderio di non dimenticare ci porta a riflettere su temi che sembrano distanti da noi, eppure sono più vicini di quanto pensiamo. Questo è il significato della memoria: ci fa comprendere il passato e ci permette di creare un futuro più consapevole. Qui oggi abbiamo preso coscienza che la mafia non è scomparsa”.

 

 

La giustizia riparativa 

Lunedì 27 maggio, si terrà il secondo appuuntamento: Incontri improbabili, alle ore 21 presso la CremArena. Verrà approfondito il tema della giustizia riparativa. Con tale finalità, la serata vedrà in dialogo quattro tra i protagonisti del percorso che ha portato alla scrittura de “Il libro dell’incontro”: Agnese MoroGrazia GrenaGuido Bertagna e Elena Pezzotti. Il volume nasce da un gruppo numeroso di vittime, familiari di vittime e responsabili della lotta armata che ha iniziato a incontrarsi con assiduità sempre maggiore, per cercare una via altra alla ricomposizione di quelle fratture legate ai conflitti dei cosiddetti anni di piombo. Nelle prossime settimane seguiranno altre serate e iniziative dedicate a promuovere la legalità e approfondire il tema del carcere. 


Memoria, partecipazione e impegno

In questi sette anni la Consulta si è impegnata nella promozione della legalità e della lotta alla mafia, con incontri in piazza e da remoto. Il percorso dell’edizione 2024, avrà come filo conduttore il tema del carcere, con una serie di iniziative volte ad approfondire le diverse sfumature e prospettive della tematica."La scelta del tema del carcere - ha spiegato la presidente Martina Carioni - è arrivata dopo mesi di confronto, sia interno al gruppo che con altre realtà e figure del territorio, animati dalla volontà di portare avanti i tre pilastri sui quali poggia il progetto: memoria, partecipazione e impegno. Quest'anno la rassegna è iniziata diverse settimane fa, quando ci siamo incontrati con gli studenti di due istituti cittadini, per confrontarci sulle parole chiave che animano i 57 giorni. Per il 2024 abbiamo scelto di sfruttare diversi linguaggi, per creare un contenitore all'interno del quale, ciascun cittadino possa trovare stimoli per riflettere sul tema della legalità, e in modo più approfondito, sul legame con giustizia e carcere".

 

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