21-11-2021 ore 09:30 | Cronaca - Crema
di Sara Valle

La voce di padre Fadi: 'la guerra è brutta, in Siria il vostro aiuto è la nostra speranza'

La stabilità dura pochi attimi, “la speranza in Siria non esiste: bisogna ricostruire, devono intervenire le comunità internazionali. Nella nostra parrocchia proviamo ad offrire un supporto ai rifugiati, donando loro un tetto, pacchi alimentari e medicine. Lo possiamo fare grazie all'aiuto dei paesi europei, dell'Italia. E di Crema, che con don Emilio Lingiardi ci è sempre accanto”. Padre Fadi, è un parroco francescano in Siria, a Latakia, una cittadina nel nord del paese, che si affaccia sul mare. Nei giorni scorsi ha raggiunto Crema. “Prima che scoppiasse la guerra la nostra parrocchia accoglieva 260 famiglie, ora se ne contano 1200”. Per lo più sono rifugiati provenienti da Aleppo, la “Milano della Siria” “Lì prima c'erano industrie farmaceutiche, tessili, alimentari. I cristiani erano 200 mila, ora sono poco più di 18 mila. L'Isis ha smantellato tutto ed esportato in Turchia. Dove non ha potuto trafugare, ha bruciato”. Gli ulivi, il caposaldo di un'economia, e persino la terra.

 

Lottare per un futuro diverso

Lo scorso anno a Latakia “abbiamo sofferto molto per via degli incendi”. Era agosto: “era un giorno caldo, soffiava il vento: sono bruciati 3 milioni di alberi d'ulivo. Le persone vivevano di questo”. Ora l'olio non può più essere esportato: “lo vieta una legge” ed il suo prezzo è alle stelle: “20 litri costano 250 mila lire siriane. Prima ne costavano 30”. La guerra cambia. La città prova ad adattarsi: “Latakia contava sul turismo e sulla pesca. I rifugiati di Aleppo sono per lo più commercianti ed hanno creato nuove fabbriche”. Non fanno affidamento sulle banche, piuttosto sui parenti e sulla solidarietà “nostra e dei paesi europei. La guerra è brutta: è brutto vedere giovani partire per l'Europa in cerca di un futuro promesso, ma a volte non mantenuto”. Di recente la Bielorussia ha aperto l'ambasciata a Damasco. “I giovani sono partiti in cerca di fortuna, con la promessa di un visto. Alcuni sono morti di freddo e di fame nelle foreste. Altri sono tornati in Siria provati. Molti di loro hanno venduto tutto per provare a partire alla volta dell'Europa. Siamo nel bel mezzo della terza ondata migratoria”. Altri si sono arruolati: “hanno prestato servizio militare per lungo tempo, vittime di un sistema corrotto”.

 

La forza del bene

La via d'uscita non si vede. Lo spiraglio è rappresentato dalla solidarietà. “A Latakia ci stiamo sostituendo allo Stato: garantiamo da sempre assistenza medica ed abbiamo aperto una clinica. Ci stiamo impegnando per mettere dei pannelli solari, così da far fronte alla costante mancanza di energia elettrica. Abbiamo creato un progetto di inserimento per donne vedove e rifugiate ed uno per aiutare i bimbi orfani al ritorno da scuola. Esaudendo il desiderio di una vostra concittadina che ci ha lasciato di recente creeremo presto un aula per 45 studenti universitari: il vostro aiuto resta prezioso”. La speranza non si vede, ma insieme si può costruire. “Anzi, ricostruire”.

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