20-07-2019 ore 18:24 | Cronaca - Crema
di Andrea Aiolfi

Strade di legalità. Nel ricordo di via d’Amelio si è conclusa l'edizione 2019 dei '57 giorni'

Il ricordo della strage di via d’Amelio ha chiuso ieri sera i 57 giorni strade di legalità, il percorso della Consulta Giovani iniziato il 23 maggio con la commemorazione dell’attentato di Capaci e che ha coinvolto in conferenze e incontri con le scuole e le associazioni del territorio, giornalisti e membri delle istituzioni impegnati nel contrasto alla criminalità organizzata. La serata ha alternato la lettura di brani e musica, per farlo sono stati coinvolti gli ex-alunni della scuola media Vailati, protagonisti lo scorso anno di un laboratorio di educazione civica e alla legalità seguito dalla professoressa Alessandra Facchi. Alternate alle testimonianze, le canzoni eseguite dal giovanissimo gruppo Excape e dal duo composto da Chiara Marinoni e Matteo Bacchio. Tutti gli incontri sono stati realizzati grazie al patrocinio del comune di Crema, rappresentato ieri dal vicesindaco Michele Gennuso e dall’assessore Emanuela Nichetti. Erano presenti i rappresentanti delle forze dell’ordine: il tenente della Guardia di Finanza Gaia Sorge e il vicequestore Daniel Segre.

 

Mettersi in ascolto

L’idea alla base dei 57 giorni può sembrare facile: parlare di legalità. Possono bastare qualche foto e cantare qualche canzone? No. Per questo la Consulta Giovani, dalla sua istituzione nel dicembre 2017, ha iniziato un lungo e non semplice percorso con una finalità ben definita: l’ascolto. Le immagini o i titoli dei telegiornali colpiscono, fanno riflettere, ma la maggior parte delle volte il messaggio finisce per essere recepito come qualcosa di lontano da noi. Sentire parlare “in casa nostra”, persone come Nino de Masi, che ogni giorno ha la sua fabbrica presidiata dall’esercito, si muove con la scorta e ha allontanato la famiglia dalla loro casa, è diverso. Vedere la rabbia nel volto di Bruno Giordano quando parla dei numeri e delle dimensioni raggiunte dal caporalato, o dover ascoltare da Lucio Musolino come abbia trovato una bottiglia esplosiva sotto casa sua perché stava facendo il suo lavoro, è molto diverso. A questo sono serviti i 57 giorni: a raccogliere testimonianze e portarle “lontano” dal loro luogo di origine, anche se, come hanno dimostrato Monica Forte, Luigi Gaetti, Marco degli Angeli, e Patrizio Lodetti, non siamo davvero così lontano da determinate dinamiche e situazioni.

 

Le riflessioni dei ragazzi

Il coinvolgimento dei ragazzi delle Vailati è nato grazie all’assessore Michele Gennuso che ha messo in contatto la scuola con la Consulta, una volta capito l’interesse comune nel parlare di legalità. Ieri gli studenti hanno “restituito” al pubblico ciò che hanno approfondito durante l’anno: visibilmente emozionati, hanno letto testimonianze di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Don Pino Puglisi, Rosaria Costa. Uno dei ragazzi ha voluto condividere una riflessione scritta al termine del percorso scolastico: “Peppino Impastato, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino sono degli eroi dei nostri tempi perché hanno avuto il coraggio di non temere il fallimento, hanno avuto un grande cuore e anime imbattute, osando competere con persone più forti di loro e si sono fatti avanti senza esitare quando hanno incontrato delle difficoltà, dolori e umiliazione. Sapevano quanto sia difficile raggiungere gli obiettivi e quanto sia facile temere tutti gli ostacoli che ti bloccano gli occhi, ma la paura non è negativa: infatti è uno stimolo veramente potente per una persona e un punto di partenza per diventare un eroe. Le persone che non vogliono avere paura non possono superare le difficoltà. Solo quelli che sanno gestire la paura possono evocare la loro forza. Solo quelli che sanno temere, hanno il coraggio di vincere la paura. Conoscendo la paura puoi superarla, alla fine diventare un eroe e affrontare l'impossibile anche se ci sono un sacco di gravi difficoltà. Peppino Impastato, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tanti altri hanno deciso di correre avanti: questo è l'eroe, che contagia tutti con la propria energia positiva e dà un contributo significativo alla società. Questi sono i veri eroi, degni di ammirazione da parte di noi tutti.”

 

Il messaggio degli incontri

Questi incontri hanno lasciato un messaggio chiaro ma non semplice da seguire. Per applicare la legalità e combattere la mentalità mafiosa, questo il vero pericolo, non è indispensabile essere dei magistrati, dei giornalisti o degli eroi. E’ necessario fare il proprio lavoro, sapersi opporre con dei no alle situazioni di ingiustizia. L’informazione e lo studio sono la chiave per poter raggiungere questi obiettivi. Come precisato al termine della serata, da settembre riprenderanno altri incontri per fornire spunti ulteriori di riflessione sul tema della legalità, nella speranza di poter raggiungere sempre più persone e scuole, per diffondere queste testimonianze.

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