19-07-2016 ore 16:15 | Cronaca - Palermo
di Andrea Galvani

Palermo. Via D’Amelio, Paolo Borsellino: dopo 24 anni la verità sfugge ancora

Sono passati 24 anni ma è come fosse accaduto poco fa. Il 19 luglio 1992, alle ore 16.58, esattamente 57 giorni dopo la strage di Capaci una Fiat 126 rubata imbottita di esplosivo venne fatta esplodere in via D’Amelio. Nell’attentato persero la vita Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli. Uno dei punti più bassi della storia della Repubblica italiana.

 

Continuare la sua battaglia

Secondo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella “onorare Borsellino significa continuare la sua battaglia. Lo Stato e la società hanno gli anticorpi per colpire e sconfiggere tutte le mafie. Il diritto e l’ordinamento democratico costituiscono garanzie, oltre che irrinunciabili presidi di civiltà. Sta alla responsabilità di tutti procedere con coerenza e determinazione. Lo spirito di unità tra le forze migliori della comunità è indispensabile in questo impegno prioritario. L’assassinio di Borsellino, delle donne e degli uomini della scorta, costituisce una ferita grave inferta nel corpo della democrazia italiana. L’azione e l’esempio di queste personalità costituiscono un’eredità ricca e positiva, a cui hanno potuto attingere tanti altri servitori dello Stato, e, insieme a loro, numerosi cittadini e tanti giovani. Dobbiamo essere consapevoli di questo patrimonio e impiegarlo perché la vittoria sulla criminalità sia piena. Onorare Borsellino significa continuare la sua battaglia”. Undici processi dopo la verità è ancora lontana. Eppure, sia chiaro, nessuno demorderà.

 

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