17-11-2017 ore 10:41 | Cronaca - Parma
di Andrea Galvani

Parma. Salvatore Riina è morto a 87 anni. Mai pentito, stava scontando 26 ergastoli

Stanotte attorno alle 4, nel reparto ospedaliero del carcere di Parma, è morto Salvatore Riina. In coma dopo due interventi chirurgici, aveva appena compiuto 87 anni. Stava scontando la condanna a 26 ergastoli, compreso quello per le stragi di Falcone e Borsellino nel 1992. Poco prima della morte, con il parere positivo della Procura nazionale antimafia e dell’Amministrazione penitenziaria, il ministro Andrea Orlando ha firmato un permesso speciale, consentendo ai figli di salutare il padre.


L’ascesa criminale del bracciante agricolo

Imputato nel processo sulla supposta trattativa tra Stato e mafia, ha seguito tutte le udienze in videoconferenza. Nato il 16 novembre del 1930 a Corleone, ufficialmente bracciante agricolo, nel 1948 è stato condannato a 12 anni di prigione per aver ucciso un coetaneo durante una rissa. Soprannominato prima “u curto” per la sua statura, 1.59, col passare degli anni diventa “la belva” e descritto come un assassino spietato. Scontata la pena viene arruolato in Cosa nostra da Luciano Liggio. Torna in galera all’Ucciardone nel dicembre 1963 perché i carabinieri di Agrigento lo trovano con una carta d’identità rubata e una pistola. Esce nel 1969 per “insufficienza di prove”. Latitante per oltre 20 anni, insieme a Bernardo Provenzano e altre persone, nello stesso anno uccide a colpi di mitra Michele Cavataio e altri quattro picciotti nella strage di viale Lazio.

 

I delitti politici e il maxiprocesso

Il 5 maggio del 1971 spara al procuratore di Palermo Pietro Scaglione. Nell’agguato viene ucciso anche l’agente di custodia Antonino Lo Russo. A suo carico anche i delitti politici: dall’ex segretario provinciale della Democrazia cristiana Michele Reina al presidente della Regione sicialiana, Piersanti Mattarella. Negli anni Ottanta l’escalation criminale, con decine di morti in poche settimana. Viene condannato all’ergastolo in contumacia al maxiprocesso. Decisiva la confessione del “primo pentito eccellente di Cosa nostra”, Tommaso Buscetta. Riina si vendica facendo uccidere 11 dei suoi familiari. In seguito ordinerà l’eliminazione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, senza mai lasciare la Sicilia. Arrestato a Palermo il 15 gennaio del 1993, non si è mai pentito. Ancora da dimostrare il fatto che sia stato Bernardo Provenzano a consegnarlo alla giustizia. Molte le trame ancora da svelare riguardanti la vita ed i delitti dell'uomo da tutti considerato "il capo dei capi".

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