17-07-2025 ore 10:37 | Cronaca - Dall'italia
di Eliana Lanfranchi

Amministrazione di sostegno, un istituto fermo a 20 anni fa: 'è necessario avviare una riforma'

L’amministrazione di sostegno rischia di non essere più adeguata ai bisogni reali delle persone fragili. Vent’anni dopo la sua introduzione, l’istituto giuridico pensato per proteggere chi non è in grado di provvedere autonomamente ai propri interessi appare sempre più inadeguato rispetto alle trasformazioni sociali e giuridiche in corso. È l’allarme lanciato da avvocati, commercialisti, notai e giudici tutelari, che chiedono una riforma urgente, capace di aggiornare la normativa, chiarire le responsabilità e soprattutto stabilire criteri trasparenti e sostenibili per l’indennità degli amministratori esterni alla famiglia.

 

Istituto fermo a 20 anni fa 

“È l’istituto più complesso creato dal legislatore, che abbraccia praticamente tutte le branche del diritto”, ha dichiarato Anna Castoldi, presidente della San Riccardo Pampuri e componente del comitato scientifico dell’area lavoro dell’ordine dei commercialisti: “va aggiornato a vent’anni dalla sua introduzione”. La denuncia è chiara: oggi l’assenza di linee guida univoche e l’estrema frammentazione nelle prassi giudiziarie determinano forti disuguaglianze nella tutela delle persone più fragili. Le problematiche più urgenti segnalate dai professionisti riguardano: l’assenza di una cornice normativa aggiornata e coerente con l’evoluzione della società e delle tecnologie; le responsabilità penali sempre più estese, a fronte di compensi incerti e spesso irrisori; la gestione della comunicazione tra amministratore e beneficiario; il trattamento e la conservazione dei dati sanitari e patrimoniali; la mancanza di un quadro chiaro per la nomina e la vigilanza sugli amministratori esterni.

 

I possibili rischi

“Serve una revisione dei criteri per la liquidazione dell’indennità – ha affermato l’avvocata Elena Fimiani – e un intervento normativo urgente che riconosca il ruolo dell’amministratore esterno e la complessità del suo incarico”. Una situazione che rischia di produrre effetti distorsivi gravi, disincentivando la disponibilità di professionisti qualificati a ricoprire il ruolo di amministratore di sostegno e lasciando così scoperti centinaia di casi in tutta Italia, spesso in territori già socialmente fragili. “Se non si interviene – ha sottolineato uno dei relatori – si rischia che l’istituto diventi solo una formalità giuridica, perdendo la sua funzione di protezione reale”. A sollevare queste criticità è stato il convegno “amministrazione di sostegno, curatela, tutela. Tra capacità di agire e libertà”, svoltosi nei giorni scorsi a Pavia presso l’aula magna del collegio Ghislieri. Promosso dalla San Riccardo Pampuri Onlus, con il contributo della Fondazione Monte di Lombardia e il patrocinio del gruppo Odcec area lavoro, l’incontro ha riunito esponenti del mondo giuridico, notarile e contabile.