
L’amministrazione di sostegno rischia di non essere più adeguata ai bisogni reali delle persone fragili. Vent’anni dopo la sua introduzione, l’istituto giuridico pensato per proteggere chi non è in grado di provvedere autonomamente ai propri interessi appare sempre più inadeguato rispetto alle trasformazioni sociali e giuridiche in corso. È l’allarme lanciato da avvocati, commercialisti, notai e giudici tutelari, che chiedono una riforma urgente, capace di aggiornare la normativa, chiarire le responsabilità e soprattutto stabilire criteri trasparenti e sostenibili per l’indennità degli amministratori esterni alla famiglia.
Istituto fermo a 20 anni fa
“È l’istituto più complesso creato dal legislatore, che abbraccia praticamente tutte le branche del diritto”, ha dichiarato Anna Castoldi, presidente della San Riccardo Pampuri e componente del comitato scientifico dell’area lavoro dell’ordine dei commercialisti: “va aggiornato a vent’anni dalla sua introduzione”. La denuncia è chiara: oggi l’assenza di linee guida univoche e l’estrema frammentazione nelle prassi giudiziarie determinano forti disuguaglianze nella tutela delle persone più fragili. Le problematiche più urgenti segnalate dai professionisti riguardano: l’assenza di una cornice normativa aggiornata e coerente con l’evoluzione della società e delle tecnologie; le responsabilità penali sempre più estese, a fronte di compensi incerti e spesso irrisori; la gestione della comunicazione tra amministratore e beneficiario; il trattamento e la conservazione dei dati sanitari e patrimoniali; la mancanza di un quadro chiaro per la nomina e la vigilanza sugli amministratori esterni.
I possibili rischi
“Serve una revisione dei criteri per la liquidazione dell’indennità – ha affermato l’avvocata Elena Fimiani – e un intervento normativo urgente che riconosca il ruolo dell’amministratore esterno e la complessità del suo incarico”. Una situazione che rischia di produrre effetti distorsivi gravi, disincentivando la disponibilità di professionisti qualificati a ricoprire il ruolo di amministratore di sostegno e lasciando così scoperti centinaia di casi in tutta Italia, spesso in territori già socialmente fragili. “Se non si interviene – ha sottolineato uno dei relatori – si rischia che l’istituto diventi solo una formalità giuridica, perdendo la sua funzione di protezione reale”. A sollevare queste criticità è stato il convegno “amministrazione di sostegno, curatela, tutela. Tra capacità di agire e libertà”, svoltosi nei giorni scorsi a Pavia presso l’aula magna del collegio Ghislieri. Promosso dalla San Riccardo Pampuri Onlus, con il contributo della Fondazione Monte di Lombardia e il patrocinio del gruppo Odcec area lavoro, l’incontro ha riunito esponenti del mondo giuridico, notarile e contabile.