16-11-2020 ore 14:00 | Cronaca - Crema
di Gloria Giavaldi

Comunità sociale cremasca. I progetti per i minori: accoglienza e valorizzazione

In via Goldaniga la sede di Comunità sociale cremasca appare anonima. Si scorge appena la targa che identifica il luogo. La presentazione è in linea con lo spirito che anima i servizi erogati: accogliere con discrezione, rispettando le fragilità. I temi sociali lo richiedono. Lo spiega in apertura Monica Cappelli, coordinatrice del servizio tutela minori per il distretto cremasco. “Con le fragilità bisogna pesare le parole”. Ha ragione. Non si deve tradire la realtà, ma è necessario rispettare le persone. Tutte. “Questa attenzione deve essere amplificata se si tratta di minori in condizioni di disagio”. Lo raccomanda perché sa che la fragilità va maneggiata con cura. Per non generarne altra.

 

Lo spazio

In linea con le prescrizioni normative, gli interventi educativi proposti dall'azienda mirano ad assicurare uno sviluppo armonico della personalità, proponendo interventi personalizzati in relazione al singolo caso. Lo si vede (o meglio lo si vedeva prima dello scoppio della pandemia) anche ne Lo spazio, il centro territoriale diurno per minori con fragilità familiari, inaugurato a Crema nel 2017. È un luogo di aggregazione protetto. Si configura come uno spazio educativo di socializzazione positiva. Il linguaggio è tecnico, le finalità sono chiare: l’obiettivo è quello di aiutare i ragazzi a vivere un contesto il più possibile prossimo a quello familiare, sostenendoli nella relazione con i pari. Con l'aiuto di un'equipe di professionisti, i 10 minori coinvolti, per lo più preadolescenti, svolgono attività ludico – ricreative, avvalendosi anche del supporto scolastico ed imparando a vivere e rispettare spazi condivisi. Ad oggi, Lo spazio è un unicum sul territorio provinciale, che consente ai minori di continuare a relazionarsi con il contesto familiare d'origine. La relazione familiare è considerata parte del progetto di accoglienza, spesso protagonista di momenti di sostegno e di confronto nel preminente interesse del minore. “La nostra azienda – spiega il direttore Davide Vighi – è ente titolare e attua un costante lavoro d'equipe con la cooperativa Altana, cui è affidata la gestione del servizio”.

 

Esserci

Le parole sembrano descrivere una realtà lontana dalla quotidianità. I silenzi raccontano storie di minori che provano a costruire una seconda occasione, dribblando le difficoltà. Un giorno per volta. Anche durante la pandemia. “Con il dilagare dell'emergenza sanitaria – continua Vighi – abbiamo riorganizzato tutti i servizi erogando prestazioni a distanza o al domicilio”. Con riguardo al centro diurno, in particolare è stato rimodulato ogni progetto, introducendo anche ore di assistenza domiciliare o da remoto. Il contatto resta la forma migliore di socializzazione. “In mancanza, abbiamo fatto in modo di coltivare relazioni a distanza ed attuare un monitoraggio costante”. È importante esserci, divenire riferimento, presenza costante. È il segreto per aiutare l'altro a ritrovarsi. “Ci occupiamo anche di minori che siano entrati a vario titolo nel circuito penale, per lo più nell'ambito dell'istituto riparativo della messa alla prova. Da questo punto di vista, la scelta attuata è stata quella di garantire ai minori una continuità assistenziale ad opera di un'equipe composta da uno psicologo, un assistente sociale ed un educatore”.

 

Penale minorile

Coerentemente con la natura stessa della messa alla prova, si vuole attuare un percorso educativo che faciliti la presa di coscienza da parte del minore del reato commesso e la conseguente responsabilizzazione. Questi sono i principi sottesi a Outsiders VI, il progetto a carattere multidisciplinare per l'inclusione sociale di minori sottoposti a provvedimento dell'autorità giudiziaria, e a Riscatto, che mira a consolidare interventi di accompagnamento all'inclusione socio lavorativa di queste persone. Ad oggi, sono 7 le persone coinvolte in Riscatto e 24 quelle che partecipano ad Outsiders VI (8 sono stati i percorsi archiviati nel 2020). “Il fenomeno del penale minorile – precisa Vighi – ha subito un considerevole incremento sul nostro territorio negli ultimi 5 anni. Anche per questo si è deciso di elaborare progettualità di questo tenore”.

 

Verso l'autonomia

Tra le novità anche una collaborazione tra il servizio di tutela minori e quello di inserimento lavorativo, per garantire ai ragazzi presi in carico dalla tutela un accompagnamento nel contesto sociale di appartenenza. In questa direzione va anche Care Leavers, progetto sperimentale di Comunità sociale cremasca rivolto ad otto ragazzi maggiorenni che vivono in comunità residenziali o in una famiglia diversa da quella d’origine. Il progetto mira ad accompagnare i ragazzi oltre la maggiore età al raggiungimento dell’autonomia attraverso la definizione di un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale, abitativa e lavorativa definito con la loro attiva partecipazione e sino al compimento del ventunesimo anno d’età. Il supporto economico è rappresentato da una borsa all’autonomia e quello educativo da due tutor impegnati insiemi ai destinatari nell’elaborazione del percorso. Care Leavers è realizzato in collaborazione con la Fondazione benefattori cremaschi.

 

Prevenire l'istituzionalizzazione

Alla base di queste progettualità vi è una visione di welfare attivante e partecipato, non assistenzialista e passivo. “Abbiamo ricevuto un mandato dal territorio e stiamo cercando di concretizzarlo costruendo alleanze con vari enti e istituzioni. Sono diversi i progetti avviati grazie ai quali abbiamo recuperato risorse da mettere a servizio dei cittadini. Vogliamo andare avanti così” spiega la presidente di Comunità sociale cremasca Angela Maria Beretta. Ad ultimo, il Programma di interventi per la prevenzione dell'istituzionalizzazione. Si rivolge a 10 famiglie, al fine di ridurre il rischio di maltrattamento ed il conseguente allontanamento dei bambini dal nucleo familiare. Il programma viene stilato in collaborazione con le famiglie tenendo conto dei bisogni emersi e della necessità di incrementare la sicurezza dei bambini e migliorare la qualità di vita del loro sviluppo. Dura 18 mesi e coinvolge 10 famiglie con figli da 0 a 11 anni. L'iniziativa prevede interventi di educativa domiciliare e garantisce agli operatori una costante formazione sulla presa in carico integrata. L'approccio che prevale in tutte le progettualità è multidisciplinare. Del resto, non siamo fatti di tasselli. Anche quando andiamo in mille pezzi esiste sempre un modo per ricomporci e dare forma ad un sogno. Il cancello di Comunità sociale cremasca si chiude. Fuori c'è la strada da percorrere e la vita da costruire. È un'occasione. Deve esserlo per tutti.

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