14-03-2019 ore 16:45 | Cronaca - Dal cremasco
di Andrea Galvani

Accoglienza diffusa e richiedenti asilo, la Caritas fa il punto sulla situazione cremasca

Accoglienza diffusa e richiedenti asilo. Caritas Crema fa il punto sulla situazione nel territorio cremasco, partendo dalla constatazione che “dallo scorso autunno l’afflusso di migranti nel nostro Paese s’è pressoché arrestato e, di conseguenza, s’è drasticamente ridotta l’assegnazione di richiedenti asilo nei vari territori della penisola da parte delle Prefetture”.

 

Gli alloggi attivi

“Attualmente – spiega Fabrizio Motta, responsabile dell’accoglienza diffusa di Caritas Crema – abbiamo ancora attivi alloggi a Bagnolo con 5 ospiti, a Castelleone con 6, Madignano 4, Montodine 3, Offanengo 6, Pianengo 5, Ricengo 5, Scannabue 4, Sergnano 8, Vaiano 8 e a Crema 13, rispettivamente distribuiti 5 in una casa in via Camporelle, 2 in quella di via Pandino e 6 in via Torre. In totale 69 ospiti, che entro l’estate si ridurranno di una ventina, andando in chiusura le accoglienze a Offanengo, Scannabue, Montodine e Castelleone”.

 

Il boom del 2015

“La Caritas diocesana – aggiunge il vicedirettore Claudio Dagheti – ha iniziato a ospitare richiedenti asilo dal settembre 2011, con numeri contenuti tra le 10 e le 20 persone fino al luglio 2014, quando il fenomeno è esploso e nel 2015 al nostro territorio sono stati assegnati 117 migranti, tutti giovanissimi, 112 l’anno successivo e 105 nel 2017. Al 31 dicembre scorso il numero s’è ridotto a 77 e ora a 69”.

 

Emergenza e integrazione

Il modello organizzativo scelto dalla Caritas “per far fronte all’emergenza sta cambiando. Lo scorso dicembre è stata chiusa la struttura di prima accoglienza in Crema e anche alcune delle accoglienze diffuse hanno scelto di proseguire solo nell’attività di integrazione dei giovani richiedenti asilo che, ospiti da tempo, si sanno ormai muovere nel territorio e, avendo appreso anche la nostra lingua, sono in grado di rendersi autonomi trovando un lavoro e un proprio alloggio in affitto”.

 

Decreto sicurezza da aprile

Dagheti ricorda che “il fatto però che non ci siano più nuovi arrivi non significa che le persone non si stiano più muovendo, morendo nel deserto o nelle carceri libiche. A fine aprile entrerà in vigore la nuova modalità prevista dal cosiddetto Decreto sicurezza e la Prefettura di Cremona prevede ora un solo educatore ogni 50 richiedenti asilo accolti, a cui venga sempre assicurato vitto e alloggio, ma non più l’alfabetizzazione né l’assistenza legale per i ricorsi sui permessi di soggiorno; e anche l’accompagnamento per problemi sanitari, con un rapporto 1 a 50, risulterà inevitabilmente ridotto ai casi limite”.

 

Da 32 a 18 euro al giorno

La quota giornaliera sarà ridotta da 32,50 euro a 18 euro, più i 2,50 euro di pocket money per i bisogni personali di ogni richiedente asilo. Per il vice direttore della Caritas “diventa impossibile effettuare i piccoli accantonamenti che venivano utilizzati alla chiusura del progetto, in modo da consentire all’ex richiedente asilo di avviare il suo nuovo futuro. La convivenza tra grandi numeri e di etnie diverse, alcune anche in conflitto, con un presidio educativo ridotto e senza più alfabetizzazione creerà i presupposti per situazioni esplosive e sensibili dal punto di vista dell’ordine pubblico.”

 

Corsi di socializzazione

Nel nostro territorio la Caritas “continuerà a garantire i corsi di scolarizzazione finché i presenti raggiungeranno un livello adeguato, due educatori su 50 richiedenti asilo più un coordinatore a tempo pieno fino al prossimo dicembre e ad aiutare i giovani ospitati a realizzare il proprio progetto di vita, sia che intendano restare nel territorio o andare altrove”. Prosegue l’ospitalità nella Casa di accoglienza, in Casa della carità e in dormitorio, di “alcuni richiedenti asilo fragili, gli ultimi degli ultimi, facendo fronte ai loro bisogni anche sanitari. Attingendo alle risorse che vengono dalla carità della gente, dall’8 per mille, da bandi della Fondazione Cariplo, da elargizioni delle due Bcc del territorio e dalle convenzioni con i Comuni”.

 

Sogni, aspirazioni e sogni

“L’esperienza di questi 8 anni – conclude Dagheti – ci ha insegnato che l’umanità di questi ragazzi provenienti per lo più dall’Africa ma anche dall’Asia è identica alla nostra: hanno gli stessi desideri, aspirazioni, sogni... Di contro le sofferenze e le crudeltà che hanno patito, soprattutto nel viaggio attraverso il deserto prima della traversata, ci obbliga ad avere uno sguardo più complessivo del fenomeno che regola la migrazione”.

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