
“Le mafie si sono trasformate e radicate in territori diversi da quelli tradizionali. Oggi orientano la propria azione verso il controllo delle filiere economiche, l’alterazione delle regole della concorrenza e la conversione delle risorse illecite in posizione di forza economica”. In quest’ottica, “la lotta alle mafie non è solo una questione di repressione penale o di prevenzione amministrativa. È una politica pubblica complessiva che riguarda la qualità dello Stato, la fiducia dei cittadini, la credibilità delle istituzioni. Prevenzione amministrativa e indagini giudiziarie non sono mondi separati ma strumenti diversi di una stessa strategia di tutela dell’interesse pubblico e il Ministero dell’interno è pienamente consapevole della responsabilità che gli deriva nel coordinare, sostenere e rafforzare questo tema”. Questo il quadro delineato dal sottosegretario di Stato al Ministero dell'interno Wanda Ferro, in occasione del convegno organizzato dalla Prefettura di Cremona, dal titolo Prevenzione amministrativa antimafia e indagini giudiziarie: quale rapporto in funzione della tutela dell’ordine pubblico economico?”.
Gli intervenuti
All’incontro, coordinato dal prefetto di Cremona Antonio Giannelli, sono intervenuti Alberto Di Mario, consigliere del Tribunale amministrativo regionale della Lombardia – sede di Milano, il prefetto Paolo Canaparo, presidente del Comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza delle infrastrutture e degli insediamenti prioritari nonché direttore della struttura per la prevenzione antimafia, il vicario del coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Brescia Nicola Serianni, Alessandra Dolci, già coordinatrice della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Silvio Bonfigli, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Cremona, e il colonnello Pasquale Del Gaudio, capo del Centro operativo della Direzione investigativa antimafia di Brescia.
Sinergia tra prefetture e autorità giudiziaria
Il contrasto ai fenomeni mafiosi passa da un coordinamento e da una continuità di intervento tra l'ambito preventivo in capo alle prefetture e il versante investigativo demandato all’autorità giudiziaria. Si è palesata l'opportunità di affinare forme strutturate di sinergia operativa già esistenti tra i rispettivi uffici, idonee a favorire una circolarità informativa degli elementi conoscitivi acquisiti nei distinti e autonomi procedimenti, amministrativo e giudiziario, nel pieno rispetto dei limiti derivanti dal segreto investigativo e delle reciproche prerogative istituzionali. Ciò in linea con l’impianto delineato dal DM 2 ottobre 2023 e in ottemperanza al protocollo operativo sottoscritto lo scorso 6 marzo 2025 presso la Prefettura di Brescia tra la Direzione distrettuale antimafia di Brescia e i prefetti delle province di Brescia, Bergamo, Mantova e Cremona, volto a rafforzare l’azione di prevenzione e contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico locale, attraverso un’efficace collaborazione istituzionale che formalizza un modello stabile di cooperazione tra prefetture e autorità giudiziaria, fondato su uno scambio costante, strutturato e qualificato di informazioni rilevanti ai fini sia investigativi sia preventivi.
Confronto continuo
“Le prefetture del Nord del Paese, e quella che oggi ci accoglie ne è un esempio significativo, sono da anni impegnate sul fronte più avanzato del contrasto a modalità di infiltrazione evoluta, spesso poco visibili, radicate in comparti economici ad alta specializzazione e lontane dagli schemi tradizionali della criminalità organizzata. È in questo contesto – ha proseguito Ferro - che la prevenzione amministrativa esprime pienamente la propria funzione, consentendo di individuare e neutralizzare forme di criminalità economica capaci di dissimularsi, di avvalersi di professionalità qualificate e di sfruttare la complessità normativa”. Per questo, il ruolo di governo della legalità sul territorio, svolto dalle prefetture, assicurando il raccordo e la complessa composizione del passaggio di flussi informativi, competenze operative, responsabilità istituzionali differenti, richiede un “confronto continuo e strutturato tra i diversi attori istituzionali”.
