06-11-2025 ore 16:42 | Cronaca - Cremona
di Riccardo Cremonesi

Assalti a bancomat e furti nelle aziende: sei arresti. Sgomitata banda nel Cremonese

Nella giornata di oggi i militari del Nucleo investigativo del reparto operativo di Cremona hanno dato esecuzione ad un ordine di custodia cautelare in carcere emesso dal tribunale di Cremona e destinato a sei uomini di età compresa tra i 40 e i 61 anni, tutti pregiudicati o con precedenti di polizia a carico. Tutti di origine foggiana, due di loro risultano essere residenti in provincia di Cremona. Contestualmente, sono stati eseguiti quattro decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti indagati, uno residente in provincia di Cremona e tre in provincia di Foggia. Sono tutti ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati di tipo predatorio in danno di sportelli bancomat, con l'utilizzo di esplosivo, ed in danno di aziende, specialmente del settore alimentare. Due di loro sono stati indagati per tentato furto aggravato, detenzione e porto di materiale esplosivi, ricettazione e danneggiamento in quanto individuati come i presunti autori dell’assalto bancomat avvenuto la notte del primo febbraio scorso a Cella Dati.

 

L'operazione

L’operazione è iniziata alle tre di notte, in contemporanea nelle diverse località, con il prezioso contributo dei carabinieri del comando provinciale di Foggia. Due dei destinatari della misura in carcere sono stati localizzati mentre si trovavano in viaggio e sono stati fermati in provincia di Pescara grazie al tempestivo e determinante intervento delle pattuglie radiomobili delle compagnie carabinieri di Pescara e Montesilvano. I sei destinatari della custodia cautelare in carcere sono stati accompagnati presso le case circondariali di Cremona, Foggia e Pescara. Nel corso dell'intervento sono stati rinvenuti e sequestrati numerosi telefoni cellulari e numerose sim card, varie radio ricetrasmittenti, due disturbatori di frequenze (jammer), una sega circolare a motore, un manufatto in ferro (“marmotta”) privo di innesco e vari arnesi da scasso.

 

Le indagini

Le indagini sono iniziate a seguito del tentato furto alla postazione bancomat della Cassa padana Banca di Credito Cooperativo di Cella Dati avvenuto poco dopo le due del primo febbraio scorso e realizzato mediante l'utilizzo di due ordigni esplosivi di tipo artigianale, le cosiddette marmotte. Sul posto era arrivata un’auto, in seguito risultata rubata a Cremona alcune ore prima, ed uno dei componenti del gruppo era rimasto alla guida mentre gli altri tre, completamente travisati e con guanti, avevano inserito un primo manufatto artigianale nel distributore delle banconote in modo da scardinare lo sportello con la detonazione, innescata con miccia e accendino. Il bancomat aveva resistito ed il gruppo aveva inserito una seconda marmotta, ma anche questa esplosione non aveva scardinato le casseforti, risultate contenere oltre 27 mila euro in contanti, pur provocando danni ingenti alla sede dell’istituto bancario. Quindi, la banda era stata costretta alla fuga prima dell’arrivo dei Carabinieri. I primi accertamenti avevano portato all'individuazione della vettura utilizzata dagli autori del reato, un’Alfa Romeo rubata, e a raccogliere ulteriori spunti investigativi. Le complesse indagini dirette dalla Procura della Repubblica e svolte dai carabinieri del nucleo investigativo del Reparto operativo di Cremona avevano permesso di individuare un’altra auto che, quella notte, faceva da “staffetta” all’auto rubata. Individuato il proprietario di tale veicolo, sono stati avviati servizi di osservazione, controllo e pedinamento e attività tecniche di intercettazione telefonica e ambientale, oltre alla analisi dei tabulati telefonici, che hanno portato ad accertare che due degli arrestati sarebbero i presunti autori del tentativo di furto a Cella Dati, insieme ad altri tre ancora da identificare. È emersa anche l'esistenza di una struttura criminosa organizzata, avente base nel cremonese, con articolata suddivisione interna dei compiti, finalizzata alla commissione di furti presso bancomat o presso sedi di aziende o logistiche.

 

Associazione

L’associazione, definita dal giudice “di carattere paramilitare”, era composta da alcuni soggetti con ruolo apicale ed altri con funzioni meramente esecutive. Gli arrestati, alcuni dei quali legati da vincoli di parentela, programmavano i furti trovando utenze telefoniche “occulte”, ovvero intestate fittiziamente a soggetti inesistenti o prestanome, telefoni cellulari di vecchia generazione privi di connessione a internet e radio ricetrasmittenti da usare come mezzo di comunicazione sicuro, cercavano case, garage o capannoni da impiegare come basi logistiche per ospitare i “pendolari” che arrivavano da Foggia per commettere reati e per nascondere il materiale esplosivo o le auto rubate da utilizzare per le azioni criminali. Erano soliti agire con massima cautela, in quanto capaci di muoversi sul territorio nazionale spegnendo le utenze telefoniche a loro intestate per evitare di essere localizzati, e di comprare un camion da intestare fittiziamente. Il mezzo pesante doveva essere portato al nord, partendo dalla Puglia, per caricare e trasportare i proventi di furti presso aziende o presso logistiche. Erano molto prudenti e attenti: i capi ordinavano di distruggere i telefoni e le sim card già usate in precedenza ed erano soliti incontrarsi di persona senza mai parlare al telefono. Sono stati documentati alcuni incontri all’interno di garage in cui si sentivano sicuri di non essere ascoltati. Avevano affermato di potere organizzare un assalto ad un portavalori, con l’uso di armi da guerra che avrebbero potuto reperire attraverso la fitta rete di amici che vantavano in provincia di Foggia.

 

Altri furti

Durante le attività tecniche ed investigative, sono emersi altri furti, uno tentato ed uno consumato, di analoga tipologia a loro riconducibili. Nel primo caso, due mesi dopo il furto di Cella Dati, alcuni appartenenti alla cosiddetta “squadra” avrebbero tentato il furto di un bancomat ubicato all’interno di una casa di cura in provincia di Verona, avvenuto ad inizio aprile scorso e non portato a termine perché gli esecutori erano stati sorpresi dai dipendenti del luogo di cura e costretti a fuggire prima dell’arrivo dei carabinieri. In questo caso, i presunti autori del fatto erano in possesso di un furgone rubato poco prima al quale erano state applicate delle targhe contraffatte. Il secondo caso riguarderebbe il furto consumato di una cassaforte di una banca ubicata in una località della Repubblica di San Marino, avvenuto nella seconda metà dello scorso maggio. Quella notte, utilizzando un’auto rubata a Rimini, avrebbero raggiunto San Marino e, dopo avere forzato due porte, avrebbero rubato la cassaforte contenente la somma di 45 mila euro.