
Una casa, luogo di svago, di ascolto, dialogo e condivisione. È stata inaugurata questa mattina presso la Fondazione Vezzoli di Romanengo la sala polifunzionale, uno spazio realizzato grazie al contributo del Superbonus 110 destinato ad ospitare incontri tra parenti e utenti, ma anche ad essere un luogo di comunità. Tra queste mura che profumano di nuovo si terranno feste dedicate ai nonnini o attività educative da vivere insieme. Al taglio del nastro hanno partecipato la presidente della fondazione Laura Cucchi, con il direttore sanitario Maurizio Grassi, la coordinatrice Lucia Lupatini, la responsabile educativa Maria Grazia Donida e tante autorità del territorio: dal presidente dell'Area omogenea Gianni Rossoni, passando per il sindaco di Romanengo Federico Oneta al consigliere regionale Riccardo Vitari. Con loro anche il parroco di Romanengo, don Massimo Cortellazzi, che ha benedetto gli spazi.
Uno spazio di socialità
“Vedere la sala aperta e piena dei vostri volti e delle vostre storie è un gran traguardo” ha esordito la presidente Cucchi “ma non vogliamo intenderlo come un punto di arrivo, piuttosto come un punto di partenza. Grazie a quanti hanno reso possibile il raggiungimento di questo obiettivo. Grazie alle imprese, al nostro personale che ha saputo proseguire la propria attività nonostante gli immancabili disagi. Grazie soprattutto alle famiglie per aver compreso che spesso l'attesa e la pazienza sono necessarie per giungere ad un obiettivo condiviso e collettivo più grande. Questo posto è uno spazio fisico, ma diventa anche un'occasione per stare insieme, un'occasione nuova per donare benessere ai nostri ospiti. Perchè, è vero, qui ci prendiamo cura di loro, della loro salute, assecondiamo bisogni sociosanitari, ma, prima di tutto, vogliamo regalare attimi di benessere ad ogni persona, nel rispetto delle sue peculiarità. E farlo coltivando nuove occasioni di socialità e nuove relazioni sul territorio è un ottimo modo. Lo facciamo, inoltre, in un luogo nuovo, in un luogo bello. Chè anche la bellezza dei luoghi cura aiuta ad innalzare la qualità della vita. Il nostro augurio, dunque, è che questo spazio diventi accogliente per tutti i nonnini, per le famiglie, ma sia anche occasione di relazioni con il territorio di cui siamo parte”.

Un luogo di tutti
Allo stesso modo, il sindaco di Romanengo Federico Oneta ha posto l'accento sulla valenza collettiva dell'intervento realizzato. “Oggi restituiamo un luogo di comunità, un luogo di tutti, bello e utile perché migliorerà le nostre vite. Complimenti al consiglio di amministrazione per aver perseguito con fiducia e costanza l'obiettivo. La Fondazione riveste dalla sua nascita per volere di don Gaspare Vezzoli nel 1800 una grande importanza per Romanengo e i suoi abitanti. Negli anni è cresciuta, ma non è mai venuta meno alla sua mission: fare bene e del bene per i nonni e per tutta la sua comunità”.
Il consigliere regionale Riccardo Vitari ha ricordato come oggi “questo obiettivo raggiunto sia un dono da condividere, ma anche il modo per noi giovani per restituire alle persone più anziane un angolo di bellezza: ve lo dobbiamo”.
Ricordi vivi
Ai lati della sala si susseguono ritratti in bianco e nero degli oltre 60 ospiti della struttura. È la mostra del progetto fotografico Ricordi vivi, a cura di Monica Antonelli e Riccardo Biancato. Un progetto nato da un fortunato incontro con Mariagrazia Donida e dal desiderio dei nonni di raccontarsi senza filtri. In sottofondo a facilitare la riflessione la musica di Mauro Bolzoni. “Ogni scatto non è solo uno scatto. È una storia, è il racconto di una vita”, è la somma di ricordi che dicono chi siamo. Grazie a quanti lo hanno reso possibile, a tutte le persone che hanno partecipato, anche a coloro che non ci sono più. Resterà vivo il loro ricordo” hanno detto i due fotografi. Per il medico Maurizio Grassi “questa mostra ha il merito di aver messo nero su bianco gli sguardi, il patrimonio più prezioso di questa casa. La chiamo casa, non residenza. Perchè qui le persone sono persone, non solo bisogni. Sono vive, stanno insieme, vivono ogni istante. Con questo luogo, ora, ancora di più”. Marisa, un'ospite della casa, si è vestita di tutto punto, elegantissima per l'occasione nel suo completo verde, con l'immancabile rossetto e la collana di perle: “siamo stati bene, volevo dire grazie a tutti voi” ha concluso sorridendo. In quel sorriso e in quelle poche parole si nasconde il senso dell'iniziativa: rammentare che i ricordi non fanno parte del passato, fanno parte di noi. E di ciò che vogliamo costruire. Per oggi e per domani. Insieme.