02-10-2012 ore 10:00 | Cronaca - Crema
di Andrea Galvani

Ospedale di Crema, 'tagliata' l'acqua ai degenti. Salta la trattativa coi sindacati. Monica Vangi, Cgil: "Ora la partita passa a livello regionale"

A Crema è in corso un braccio di ferro tra la direzione dell'Azienda Ospedaliera, alcuni rappresentanti politici e soprattutto i sindacati. Ieri s'è tenuto un vertice al quale erano presenti i vertici dell'ospedale e tutte le Rsu, il sindacato confederale Cgil Cisl e Uil, categorie pubblico e pensionati, perché quella in corso in città ed al presidio di Rivolta d'Adda "è una partita che non riguarda solo i dipendenti ma anche tutti gli utenti dell'Azienda Ospedaliera".

Com'è andato l'incontro di ieri?
"La trattativa di ieri - spiega Monica Vangi, Cgil - si è bruscamente interrotta".

Quando è iniziata la vicenda?
"La questione è iniziata il 17 settembre, dopo che l'azienda ha comunicato con una circolare interna ai dipendenti e agli utenti, prima di Rivolta poi di Crema, che sarebbe intervenuta, in virtù delle decisioni del governo, riducendo la scelta fra gli alimenti a colazione, non dando più l'acqua minerale a pranzo e cena e riducendo anche le pulizie negli uffici amministrativi, perché fa parte dello stesso capitolato di spesa. Inoltre ai dipendenti del turno notturno non avrebbero più dato il panino e il frutto che sin lì veniva garantito".

Qual è stata la vostra reazione?
"La presa di posizione del sindacato è stata aprire un confronto perché ci sembrava e ci sembra una scelta inaccettabile. Abbiamo però cercato la strada del confronto, peraltro scelta da noi, perché il direttore non si è nemmeno sognato di convocare le Rsu. Pur denunciando la contrarietà al provvedimento abbiamo aperto la trattativa per cercare di capire in cosa consisteva il provvedimento, perché per intervenire dobbiamo avere la possibilità di comprendere nel dettaglio. E' evidente che esiste la manovra Monti, che taglia in modo lineare, senza distinzione alcuna, risorse economiche anche alla sanità pubblica. E' un provvedimento che a livello nazionale taglia 21 milioni di euro e cade anche sulle regioni".

Su cosa incide la 'revisione della spesa'?
"La spending review effettivamente taglia il 5% dei beni e servizi della pubblica amministrazione, sui contratti che le aziende pubbliche hanno in essere. E' una legge dello Stato e la regione Lombardia, altro attore competente per Costituzione in materia di Sanità è uscita con una delibera di ricezione della spending review ad agosto. Questa delibera è composta da 6 allegati e proprio all'ultimo si parla di beni e servizi. La Regione in questo allegato dice che bisogna tagliare il 5% dei contratti in essere ma anche che le Aziende ospedaliere sono chiamate nel 2012 ad operare un taglio dell'1% sul capitolo beni servizi rispetto al budget dedicato a questo capitolo, negoziato fra singole aziende e Regione Lombardia".

A quanto ammonta il budget di Crema in questo settore?
"Qui nasce il problema, proprio per questo siamo andati al confronto, cercando di offrire la nostra disponibilità a vedere sul capitolo beni e servizi quante risorse erano state assegnate, quanto veniva speso per ogni singolo contratto. Ieri volevamo guardare nel dettaglio, entrare nel merito dell'operazione. Il dettaglio ci è stato dato solo sul capitolo del contratto con la ditta Marcas - una cooperativa che si occupa delle pulizie e della ristorazione - in poche parole il dettaglio dei costi ristorazione e pulizie. Gli altri capitoli di spesa che costituiscono il gruppo 'beni e servizi' invece non ci è stato dato. Perché? Ci è stato detto che è un lavoro certosino".

E' stata avanzata un'alternativa ai tagli?
"In alternativa all'acqua ci è stata offerta la possibilità di tagli dei posti letto. La proposta è rigettata al mittente immediatamente. Ieri avevamo recuperato una delibera del 2009, un decreto che s'intitola 'Linee guida per la ristorazione ospedaliera'. Ablondi ha detto che essendo linee guida non sono obbligatorie. Bene, riteniamo che è un atteggiamento che denota la mancanza assoluta di volontà di ritornare indietro sulla decisione assunta e di trovare una soluzione alternativa.

A quanto ammonta il risparmio sull'acqua?
"Stiamo parlando di 28 mila euro all'anno. Questo è il costo dell'acqua, non posso credere che nell'ambito dell'economia aziendale il direttore generale non abbia trovato una soluzione, è evidente che non c'è la sua volontà di tornare indietro sulla decisione assunta. Ne consegue che la trattativa, non essendoci spazi di discussione, è interrrotta".

Non esistono margini?
"Questo atteggiamento di chiusura e anche un po' di arroganza non aiuta alla risoluzione del problema. Stiamo parlando dell'acqua, poniamo in secondo piano l'aspetto del panino del turno notturno. E' insopportabile che ai pazienti non venga data l'acqua".

Cambierete quindi interlocutore?
"Dobbiamo cambiare interlocutore. Noi, intendo i tre sindacati conferederali, oggi ci attiviamo con le segreterie regionali per arrivare ad un confronto diretto con regione Lombardia".

La politica sta facendo abbastanza?
"A Crema due esponenti di SeL e dell'Idv stanno facendo lo sciopero della sete, si stanno raccogliendo le firme. Anche il sindaco è intervenuta e la Lega Nord si è mossa: anzi, in particolar modo la Lega, che è al governo della Lombardia, ha l'assessore alla sanità, spero che ci aiuti in questa battaglia perché venga garantito un diritto. E' giusto che ognuno si prenda il suo pezzo di responsabilità, anche il direttore generale, che è pagato per agire una responsabilità. Deve capire che il suo provvedimento è ingiusto. Non ci crede nessuno che non c'erano alternative".

Perché non vengono tagliati i bonus della dirigenza?
"Non lo so proprio. Credo abbia ragione don Ciotti quando parla di etica della responsabilità. E' evidente che quella del Governo è una manovra che non interviene negli sprechi. Lascia sfogo alla libera interpretazione e questi sono i risultati".

Crema è un caso isolato o altre aziende non danno più acqua ai degenti?
"A noi ieri Ablondi ha detto che anche Treviglio non dà l'acqua. Sicuramente corrisponderà anche al vero, ma in provincia di Cremona, nel capoluogo continua ad essere data. Vorrei comunque che il direttore generale rispondesse a questa domanda: com'è possibile che non sia in grado di riuscire a recuperare 28 mila euro? Questo suo rifiutarsi di trovare una soluzione alternativa denota un atteggiamento incancrenito su una posizione, ma le motivazioni stanno cadendo sull'utenza e questo non è accettabile".

Come andrà a finire?
"Bisogna tener conto che moltissime aziende ospedaliere andranno in Regione perché non raggiungeranno nemmeno l'obiettivo dell'1%. La spending review è un provvedimento che lascia tutti senza parola".