15-03-2013 ore 17:00 | Cultura - Musica
di Andrea Galvani

Raphael Gualazzi, "l'umanità e l'elogio dell'imperfezione". Intervista al pianista marchigiano, il prossimo 26 marzo in concerto al teatro San Domenico di Crema

"Durante la lavorazione dell’album quelli che sembravano incidenti di percorso si sono rivelate splendide soluzioni, per questo ho deciso di lasciare all’interno della produzione". Raphael Gualazzi sarà al teatro San Domenico di Crema martedì 26 marzo. Da Londra racconta con un sorriso che l'Happy mistake che dà origine al disco "è una felice coincidenza, riguarda tutte le cose belle della natura poiché sono uniche nella loro interpretazione e spontaneità".

Le collaborazioni
La voce calda, profonda e pacata, proprio parlando della sponteneità del suono e dei musicisti, il pianista marchigiano - è nato ad Urbino nell'81 - introduce con una punta di orgoglio le collaborazioni con artisti di altissimo livello, a partire da Vince Mendoza - che ha arrangiato ‘L’amie d’un italien (Rainbows)’ e Sai (Ci basta un sogno) - passando per il trombettista Fabrizio Bosso e le Puppini Sisters per ‘Welcome to my hell’: "desideravo lavorare con loro sin dal primo disco - racconta - perchè amo molto la musica che ha ispirato le 'sisters', sono un appassionato dei gruppi vocali e della musica degli anni Trenta e Quaranta".

Camille, 'L’amie d’un italien'
Nell'album, che in Italia uscirà per la Sugar, mentre all'estero sotto l'etichetta Blue Note, anche la cantautrice francese Camille Dalmais in ‘L’amie d’un italien (Rainbows)’. Gualazzi non ne fa un mistero: "Camille mi piace e quando mi hanno proposto la sua collaborazione mi hanno reso felice. In questo brano arrangiato da Mendoza è riuscita a portare un grande contributo. La storia di questo pezzo è curiosa: il testo era solo in inglese, si chiamava 'Rainbows', poi una parte è stata scritta e cantata in francese proprio da Camille. Il missaggio è stato fatto negli Stati Uniti, poi il pezzo è stato registrato vicino ad Amsterdam e per finire in bellezza è stato cantato in duetto a Parigi".

Rapsodie e venature jazz
"Un jazzista? No, è vero, forse è riduttivo. Sono più un jazzofilo, non ho mai affrontato i generi in maniera filologica. Credo di avere un modo particolare, o meglio personale di trattare lo strumento; è indubbio però che le mie canzoni abbiano venature jazzistiche". Gualazzi racconta di essere un ascoltatore onnivoro, di essere incuriosito da tutta la musica e di non lasciarsi attrarre dall'etichetta di un unico genere. Nel suo secondo album ha inciso anche due brani strumentali. "Il primo è una rapsodia intitolata improvvisazione su temi di Amarcord, dal sapore felliniano, è abitato da tutti i suoi personaggi e dalle suggestioni che prendono inizio dal nostro tipico e magico detto: aah, m'arcord...".

Verdi ed il Romanticismo
L'altro è Questa o quella per me pari sono, tratto dal Rigoletto di Verdi: "perché questa scelta, oltre al bicentenario? Il brano l'avevo già arrangiato in quartetto per celebrare il maestro del romanticismo italiano. E' stata un'esperienza molto interessante, alcuni anni fa, in un festival dedicato a Verdi. Ora ho deciso di riprendere l'argomento anche se stavolta ho ironizzato col titolo ispirandomi al libretto".

L'umanità e l'elogio l'imperfezione
"Qual è il filo conduttore del disco, il messaggio che volevo lanciare? La musica come la vita è bella per la sua umanità, per la sua imperfezione. I sentimenti stessi sono unici proprio per la loro non perfezione. In un mondo non altrettanto perfetto come quello che ci sta affliggendo in questi ultimi periodi, gli ideali ed i sogni, la poesia sono importantissimi per poter continuare a vivere".

Artista internazionale
In questo momento si trova a Londra, in passato ha suonato in molti festival europei. Settimana prossima ripartirà da Crema per un tour italiano. Ormai Gualazzi è un artista internazionale: "dici? Sai, oggigiorno tutto è talmente globale.. mi piace molto esibirmi in Italia e altri paesi stranieri, anche perché è sempre bello misurarsi con nuove lingue e culture e in parte anche per questo ho sempre scritto in inglese. Non disdegno certo l'italiano, una lingua che è già musica di per sè".

La musica in Italia
Suonare in Italia o all'estero, seppur poca, qualche differenza c'è: "sulle strutture sì, trovi posti in Germania ai quali da fuori non daresti due lire. Capita che siano fabbriche dismesse, poi all'interno sono concert hall stupende, con gli ultimi ritrovati tecnologici, fa sempre un certo effetto. Ogni sera una proposta differente, con artisti che fanno il pienone e un sacco di gente che va a sentir musica, dalle 6 alle 8. Certo, è un fatto culturale, ma anche da noi potrebbe prender piede".

Tutto per il pianoforte
"Al momento no, non suono altri strumenti, anche perché il pianoforte ed il canto sono abbastanza impegnativi di per sé e richiedono un grado di dedizione che al momento non mi lascia grandi spazi. Però, sai, in futuro non è detto, con la crisi che c'è in giro tirarsi dietro il piano, che non è certo così leggero, potrei anche pensare ad allargare l'esperienza...".
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