08-04-2017 ore 12:23 | Spettacoli - Teatro
di Tiziano Guerini

San Domenico, il teatro antico con il Fedro di Platone. Protagonista il dialogo serrato fra il vecchio filosofo e il giovane discepolo

La Compagnia Carlo Rivolta ha rappresentato ieri al teatro San Domenico Il Fedro di Platone, su versione scenica e regia di Nuvola de Capua Rivolta, interpreti gli attori Luciano Bertoli (Socrate) e Gabriele Reboni (Fedro). Scenografia sobria ma non spoglia anche perché arricchita da musiche e luci appropriate. Il vecchio filosofo e il giovane discepolo danno vita ad un dialogo serrato dai molteplici risvolti dialettici e polemici. È il dialogo dell'anima combattuta fra il bene e le passioni. È il dialogo della parola viva e diretta contro la scrittura fredda e impersonale. Ma è soprattutto la conferma che il dialogo è il modo migliore per il maestro di condurre il discepolo ad acquisire idee e nozioni credendo solo a ciò di cui si è veramente convinti. Non parole vuote in libertà.

 

Recitazione serrata e argomentata

Naturalmente, come in tutti i dialoghi platonici, lo spettatore non può perdere una battuta, e in platea l'attenzione è viva fin dall'inizio. Il dialogo fra i due personaggi è serrato e certamente non semplice da seguire, ma questo i presenti lo sanno bene. Il teatro "antico" non concede molte distrazioni allo spettatore e la stessa recitazione con voce "impostata" e ragionamento argomentato, destabilizza lo spettatore verso un altro mondo dove la filosofia era parola viva e convincente. È in fondo la vera finalità del teatro. Nel quadro complessivo della rassegna di prosa del teatro San Domenico, non poteva mancare l'attenzione ai classici più classici. Il pubblico, costretto al pensiero e al ragionamento, alla fine ha gradito.