05-02-2017 ore 18:20 | Spettacoli - Teatro
di Tiziano Guerini

Cyrano de Bergerac, commedia eroica al san Domenico. Applausi per Jurij Ferrini

Quando il teatro irrompe sul teatro, il segnale è chiaro: basta scherzare, ora si fa sul serio. Questo vale anche se c'è un naso finto, anche se chi irrompe sulla scena è uno sbruffone travestito da poeta (o è il contrario?) che ha il timore di essere preso troppo sul serio perché in realtà la sua è una questione politica dove per un obiettivo più grande si mette in gioco la propria felicità. Si capisce che la Storia c'entra se tutto questo lo si colloca alla fine del diciannovesimo secolo, con alle spalle le "magnifiche sorti e progressive" promesse dalla rivoluzione industriale e ormai in piena esaltazione in vista della Belle Époque, ma quando anche già si intravvede sullo sfondo l'irrompere in Europa del disastro della grande guerra. Ed è la guerra che alla fine costringe tutti a tirar fuori la verità, anche quella della finzione di Cyrano che alla fine si svela attraverso una illuminante frase solo apparentemente contraddittoria: "io non vi ho mai amato... mio caro amore!".

Favola importante e vera
Possibile che nel 1897 quando scrisse questa commedia su Cyrano de Bergerac Edmund Rostand abbia profetizzato tutto questo? Rostand in realtà pensava alla guerra che la Francia aveva vissuto qualche anno prima, ma tutte le guerre prima o poi ritornano, e poi la profezia è possibile perché con le favole non si scherza, e quella di Cyrano è una favola importante! Naturalmente Jurij Ferrini (nell'immagine sopra), da quel bravo attore e regista che è, ci ha messo del suo, aiutato dalla prospettiva storica che aiuta a capire meglio. Aiuta anche gli spettatori ad uscire dalla favola per andare incontro alla realtà per quanto sia dura.

Avvincente e di grande intensità
Cosa propone la realtà? L'amore, la guerra, la morte: esattamente ciò di cui si narra in Cyrano. Un amore impossibile per Cyrano, un amore spezzato per Rossana e Cristiano, la guerra per tutti. Quella di Cyrano è una commedia dell'arte che ci riporta a quando il mondo del teatro, e non solo, parlava in rima; che ci riconcilia con la bravura dell'attore, anzi del mattatore, come Ferrini dimostra di essere, come attore, come traduttore, come regista. Bravi anche gli altri interpreti che si muovono nel loro ruolo con misura e funzionalità fra pochi simbolici elementi scenografici. Alla fine applausi convinti degli spettatori che hanno riempito il teatro per assistere ad uno spettacolo avvincente e di grande intensità.