26-03-2014 ore 14:17 | Rubriche - Fuori dal coro
di Alessandro Grassi

Giovani o semplicemente ‘precari’? Dal collettivo di Leerstand all’inspiegabile omologazione di interessi

È di qualche giorno fa la notizia dell’ennesimo tentativo da parte di un collettivo di giovani di occupare uno dei numerosissimi edifici abbandonati di Francoforte per farne un centro culturale. In meno di quattro ore, more solito, la polizia è intervenuta e sgomberato i ragazzi e le ragazze. La proprietà dello stabile è da ricondursi alla ABG, la “municipalizzata” di Francoforte che si occupa appunto delle proprietà del comune e che negli anni, in realtà, è cresciuta fino a diventare uno dei conglomerati di potere più rilevanti della metropoli sul Meno e del suo sistema amministrativo.

 

Il collettivo di Leerstand

Gli occupanti dopo essere stati cacciati, non hanno esitato a farsi di nuovo vivi. Per la precisione è successo al dibattito sul tema delle politiche culturali cittadine svoltosi al Museo della Comunicazione a cui presenziava lo stesso sindaco Peter Feldmann. L’incontro è stato interrotto dal collettivo di Leerstand (così era stata chiamata l’occupazione per la sua brevissima vita) che ha srotolato uno striscione e fatto un po’ di ‘casino’.

 

Il ‘problema dei giovani’

Questo episodio offre uno spunto per analizzare almeno parzialmente il problema dell’inconsistenza dei “giovani” cremaschi che ultimamente ha preso piede su Sussurandom e Screamzine a partire da un post sul blog di Antonio Grassi sul sito de La Provincia. Vorrei anzitutto fare notare che ad un primo sguardo anche i giovani tedeschi e francofortesi non sembrano particolarmente ricchi di iniziative. Gli stessi ragazzi, interpellati durante il dibattito da loro interrotto, hanno avuto non poche difficoltà ad esprimere in maniera chiara o convincente le loro idee e i loro progetti. Quindi, forse, il problema dei “giovani” è da considerare in senso un po’ più vasto che non limitatamente alla città di Crema.

 

Crema, piazza Garibaldi, 25 aprile 1977 (foto © C.Patrini)

 

“Non si tollerano occupazioni”

In secondo luogo, all’incapacità dei giovani, va sovrapposta una totale incompetenza dei cosiddetti “non-giovani” che spesso esaltano le proprie esperienze passate ma non esitano un secondo a reprimere esperienze analoghe che si producano nel presente. Anche in questo caso è evidente il parallelo con Francoforte: gli occupanti non solo sono stati sgomberati in un tempo lampo da una proprietà pubblica, ma si sono anche beccati delle denunce per danneggiamenti perché “le occupazioni non possono essere tollerate”.

 

L’apparato di controllo

Terzo punto, proprio il tema della capacità repressiva della nostra società, forse è quello che meglio permette di inquadrare il problema dei “giovani”, che a ben vedere forse non sussiste affatto come tale. Nel senso che spesso viene imputata una mancanza di iniziativa da parte delle nuove generazioni, ma detto grossolanamente: se ora un “vecchio”, grazie a tutta la sua capacità di cui tutti ormai sappiamo, si mettesse a fare le cose che faceva negli anni Settanta, ce la farebbe? Verrebbe tollerato? Mi permetto di dubitarne. Assunto questo, mi trovo costretto anche a credere che il problema non sia tanto generazionale ma quanto di “apparato di controllo”. Questi vecchi molto bravi non mi pare che facciano tante cose interessanti né a Crema né altrove.

 

L’inspiegabile omologazione di interessi

A sostegno di questo slittamento di prospettiva mi permetto di aggiungere che i “giovani” sono una categoria che va dai  liceali ai quarantenni. Tralasciando l’inspiegabile omologazione di interessi che si suppone esista tra un ragazzo di 16 e una donna di 38 anni, ormai giovane è praticamente la parte maggiore di questa società nonostante si viva in una società che ha smesso di fare figli! Tra 40 anni quando saremo tutti “giovani”, nel senso di “gente senza iniziativa”, allora si potrà parlare di problema dei giovani? O forse sarà più sensato parlare di un problema di società? Io credo e spero che per allora si eviterà di usare questa categoria. Ma allora non varrebbe la pena di portarsi avanti con il lavoro e cominciare già ora a cambiare prospettiva?

 

La capillarità del controllo

I giovani di oggi, che poi sono i precari, vivono esistenze intrappolate dentro l’incapacità di poter avere, da un lato, una base stabile su cui costruire e, dall’altro,  la capillarità del controllo e del disciplinamento delle loro vite. Come sarebbe possibile sperare in una creatività, spensierata o impegnata che sia, in tali condizioni, resta un mistero.

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