18-05-2017 ore 19:48 | Rubriche - Fatto di ambiente
di Alvaro Dellera

Fatto d’ambiente. Fontanile campo dei fiori, oasi naturale tra Mozzanica e Sergnano

È una delle sorgenti più complesse, interessanti e affascinanti della fascia di fontanili posti a nord del cremasco. Finanziata, nel recupero e nel mantenimento, dal programma di sviluppo rurale europeo 2007 2013.  Si trova all’estremo sud del comune di Mozzanica al confine con il comune di Capralba e Trezzolasco, frazione di Sergnano. Queste sorgenti sono state individuate come le più rappresentative del reticolo idrografico della bassa pianura bergamasca, la cui morfologia si caratterizza per la particolare formazione a pettine rovesciato.

 

Alta biodiversità

Il luogo è caratterizzato da una vegetazione ad alta biodiversità che cresce a lato delle tante teste di fonte di cui si compone l’intero fontanile campo dei fiori. Aprile, maggio e giugno sono i mesi dell’anno più propizi per fare una visita. Il mezzo più adatto per arrivarci è sicuramente la bicicletta. Il percorso di avvicinamento è in gran parte sterrato e attraversa una grande distesa di campi coltivati in regime di agricoltura intensiva, forse eccessiva per questi delicati luoghi dalle potenzialità naturalistiche uniche. Al centro di questo deserto coltivato l’oasi. Sei pioppi cipressini, alti e schietti (Carducci) interrompono la monotonia dei coltivi e indicano l’asta sorgiva principale che scorre da nord ovest verso sud est i cui segmenti secondari la intercettano perpendicolarmente solo da nord, seguendo lo scorrere naturale dell’acqua, nel sottosuolo prealpino, prima di affiorare. L’ambiente qui va soprattutto rispettato. La fragilità del terreno che compone i numerosi meandri e le forre dove sul fondo scorre l’acqua sono brevi, ripide e facilmente cedevoli. L’acqua sorgiva rinfresca il luogo e dona un’ ombra di mistero e fascino all’intero e fragile ecosistema.

 

Laboratorio naturale

Alberi, arbusti e una buona quantità di fiori primaverili ed estivi (nell'immagine a lato un esemplare di aquilegia cultivar) fanno di questo luogo un  laboratorio  naturale di biologia e di botanica ed un osservatorio privilegiato per chi ama il contatto con la natura. Oltre alla classica vegetazione della pianura, dove capeggiano ontani, robinie, salici, aceri e olmi, il luogo è ricco di arbusti come nocciolo, sambuco, sanguinello, rosa canina, viburno lantana e fusaggine. Presenza assai rara per i nostri luoghi è un magnifico esemplare di kaki selvatico diospyros lotus (nell'immagine a lato) dalle caratteristiche foglie ovoidali lucide, morbide al tatto e di un intenso verde scuro, i cui frutti dalla polpa giallognola  sono piccoli come prugne. La fauna è presente con alcuni mammiferi  e gli anfibi sono soprattutto legati alla presenza di scoli irrigui stagnanti. Diversi  i passeriformi invernali e quelli estivanti come il rigogolo, l’averla piccola e l’usignolo comune. Nell’intrigo della vegetazione nidificano tranquillamente germano reale, picchi, merli, usignoli e capinere. Un ambiente che  distrae, rigenera, disseta e appassiona, un luogo vivo  che deve però costantemente essere protetto per sopravvivere ai rischi e alle minacce del tempo, come avvenne nel recente passato, quando fu seriamente messa a rischio la sua esistenza per l’incombente minaccia di una cava che avrebbe inevitabilmente prosciugato le perenni sorgenti. 

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