18-05-2017 ore 15:08 | Rubriche - Roma
di Gianni Carrolli

Sikh. Il pugnale sacro e la conformazione ai valori. Bordo: "sentenza contraddittoria"

“Rispetto alla sentenza di questi giorni circa il pugnale religioso non posso non osservare come l’espressione conformarsi ai nostri valori sia un’indicazione vaga che rischia di diventare contraddittoria”. Così Franco Bordo, deputato di Articolo Uno, commenta un passaggio della sentenza della Corte di cassazione (integrale in allegato) che rigetta l’argomentazione religiosa per giustificare il possesso del kirpan, una lama che per i sikh rappresenta un simbolo religioso.

 

Valori e conformazione

La prima ambiguità, per Bordo, sta nel termine valori: “in una sentenza di tribunale, è quanto di meno definito esista”. Aggiunge il deputato: “è un valore il caporalato a cui tanti indiani sikh devono sottostare per lavorare in vaste aree del nostro Paese? Inoltre, tra i tanti valori, non se ne può annoverare uno della conformazione che anzi, almeno dal periodo fascista, appare come negativo e sospetto, come molto più simile a un disvalore”.

 

L’integrazione dei sikh

“Ferma restando l’assoluta necessità di rispettare le leggi, non si può, onestamente, non rilevare come la comunità sikh sia ormai assolutamente integrata – prosegue Bordo – nei territori dove vive da decenni e con il suo onesto lavoro (valore che certamente condividiamo) contribuisce alla crescita economica dei paesi e delle città di cui è parte: oltre a ciò, i suoi membri si adoperano per gli altri (italiani o migranti) in molte azioni di volontariato”. Non solo: “mai si sono verificati casi in cui il pugnale in questione sia stato utilizzato per fini diversi da quelli religiosi”.

 

Il protocollo con il Viminale

“È proprio di questi mesi l’interessante lavoro in cui la comunità sikh sta collaborando con il Ministero degli interni per addivenire a un protocollo d’intesa circa il pugnale sacro: anche in questo caso una prova di integrazione e capacità di dialogo di chi, rispettando la legge, desidera essere riconosciuto come parte legittima e proattiva della società. Davvero – conclude Bordo – quegli stessi che si armano e invocano il cosiddetto diritto di sparare, andando ben oltre il principio di legittima difesa, sono inquieti per una manifestazione religiosa?”.