17-04-2016 ore 20:05 | Rubriche - Fatto di ambiente
di Alvaro Dellera

Un fatto d'ambiente. Salici e capitozze, corridoi ecologici per la biocenosi

Il salice, del genere salix, è un albero comune a foglie decidue e facilmente riconoscibile, ma molti non sanno che esistono diverse specie, sottospecie e ibridi dalle varie forme e colori. Il più comune e coltivato qui da noi in pianura è il salice bianco. Unico salice dal portamento arboreo che trova la sua più naturale crescita su suoli umidi, concorrendo a formare ambienti di interesse botanico e naturalistico in talune aree del cremasco.

 

Sàless gabàt

Questo albero dall’ampia chioma e dal tronco grigio è prevalentemente coltivato a capitozza. Si tratta di una secolare forma di governo di alberi, generalmente posti ai margini di fossi e prati, dai quali si ricavano pali per vari usi. Conosciuto dai cremaschi come sàless gabàt, salice dalla testa grossa, da cui il termine capitozza. Da secoli fanno parte del paesaggio lombardo dove un ambiente paesisticamente dominato dalle vaste prospettive orizzontali dei campi coltivati, le capitozze costituiscono un elemento di verticalità, la cui esistenza sembra sempre più rarefatta. Nonostante le gàbe di salice o le meno frequenti di gelso o platano (nella foto Dellera a lato) siano un elemento estremamente artificiale, sono comunque un fattore ambientale interessante, con una valenza ecologica al pari di altri. Coltivate o naturali troviamo nelle nostre campagne anche tutte le altre specie di salici che la botanica però definisce arbusti. Il salice da ceste, il salice fragile, il salice grigio, il salice rosso, il salice ripaiolo, il rarissimo vimine e il salicone. Arbusti la cui fioritura e fogliazione è precoce. Iniziano a germogliare da prima i saliconi che, fin da inizio marzo, ancor prima delle foglie, appaiono molto evidenti i frutti, sia maschili che femminili. Amenti densi, giallo verdi, dalla forma ovoidale. Il salice rosso i cui giovani rami assumono un color bruno rossiccio, sono con il salicone le specie fortemente colonizzatrici di aree marginali con terreni poveri.

 

Sàles da ide

Un breve cenno per la sub specie vitellina di salice bianco, nel linguaggio cremasco, sàles da ide che, governato a capitozza bassa, meno di un metro da terra, serviva per ricavare dai suoi flessuosi e resistenti rami legacci vegetali utili, un tempo, ad affrancare la vite (nell'immagine, © Dellera). I saliceti misti sono formazioni botaniche ed arbustive che sopportano bene la fitta convivenza con altre specie siano esse arboree, lianose o rosacee. Nelle aree naturali queste formazioni miste si osservano prevalentemente lungo i principali fiumi. Mentre nel cremasco l’ambiente favorevole e l’abbondanza di corsi d’acqua superficiali fa aumentare la presenza di queste essenze botaniche coltivate, ma anche di antica formazione naturale. Insieme a residuali siepi di prugnolo, biancospino, sambuco, acero campestre, costituiscono dei veri e propri corridoi ecologici favorendo così la biocenosi, importante comunità di specie diverse che frequentano lo stesso ambiente. Insetti, funghi, rettili, uccelli, anfibi e piccoli mammiferi, eleggono i corridoi ecologici a loro fondamentale uso. Utili per viverci, ma anche come vie di comunicazione ben protette per i loro spostamenti. La gàba di salice o di altre essenze dalla grande testa, la cui sommità funge da raccoglitore di humus prodotto dai residui di legno e foglie marcescenti, favorisce lo sviluppo di microrganismi, larve e insetti (nell'immagine © Agostino Codazzi). Tale potenziale concentrazione di cibo è un forte richiamo per predatori naturali; dai piccoli rettili come lucertole e ramarri agli uccelli insettivori come merli e capinere.

 

Ecosistema concentrato

Nelle capitozze più antiche, si creano frequentemente delle cavità che ospitano a volte alcune specie di rapaci notturni come la civetta o l’allocco. Mentre non è difficile scoprire che anche alcuni ofidi, serpenti squamati come il biacco, o piccoli roditori come le arvicole siano ospitati in questi buchi naturali dell’albero. La vecchia capitozza, così come un albero secolare, sono un piccolo e concentrato ecosistema, che nonostante l’aspetto a volte cadente sono invece portati ad esempio, dalla letteratura naturalistica, per la loro importanza biologica, mentre troppo spesso sono vilipesi a causa di una generale mancanza di cultura ambientale.

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