17-03-2015 ore 11:07 | Rubriche - Fahrenheit 451
di Giovanni Catelli

Anatoli Kuznetsov racconta l'occupazione nazista di Kiev e il burrone Babij Jar

Nato a Kiev, nella Kurinievka, vicino al suo quartiere si trovava un ampio burrone chiamato Babij Jar. Da bambino Anatoli Kuznetsov andava a giocare là, con gli amici. Poi, con l'occupazione nazista, il luogo venne recintato con filo spinato percorso dalla corrente e rigorosamente isolato da possibili testimoni.

 

L'immane strage

Per due anni, si sentirono ad intervalli raffiche di mitraglia provenire da quella conca. Poi, prima che i tedeschi se ne andassero, per tre settimane, si levò dalla zona un fumo grasso e pesante. I bambini, più tardi, poterono camminare sulla cenere che conservava i resti dell'immane strage. Ebrei, russi, ucraini, molto più di centomila anime vennero sacrificate a Babij Jar e riferire le cifre probabili appare quasi irreale.

 

L'occupazione nazista di Kiev

Anatoli Kuznetsov divenne uno scrittore. E non potè fare a meno di narrare, come l'aveva vista e vissuta, l'occupazione nazista di Kiev. I sopravvissuti ci riportano storie al di là dell'umano, un periodo di totale tracollo della ragione. Chi sfuggì miracolosamente al massacro ha potuto scorgere il volto della medusa. Chi è riuscito a non perdere il senno, di fronte all'orrore, ha potuto raccontare, ciò che i nazisti non volevano si conoscesse. Il libro di Kuznetsov porta in sé la verità preziosa della testimonianza, l'immediatezza folgorante della vita colta nel suo accadere.

 

Si deve sapere

E' una testimonianza di grande valore, che colma un vuoto, permette di ricostruire una pagina terribile della guerra in Ucraina e fa comprendere a quali livelli di barbarie giunse l'esercito nazista nei confronti delle popolazioni slave. E' un libro da leggere, senza esitare, senza vacillare. Perché si deve sapere.

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