10-05-2016 ore 20:43 | Rubriche - Fatto di ambiente
di Alvaro Dellera

Un fatto d’ambiente. Il territorio cremasco e la migrazione del cuculo

Il 19 novembre del 1975 usciva uno dei film più intensi e rivoluzionari di tutti i tempi perché Qualcuno volò sul nido del cuculo, pluripremiato agli Oscar, sconvolse il concetto di manicomio, di fatto aprendoli alla conoscenza, fino ad allora luoghi segreti per nascondere alla società la follia. Con la sua prima uscita, oltre 40 anni fa, mi chiesi il perché di questo titolo, sapendo bene, che il cuculo (Cuculus canorus) non costruisce un proprio nido.

 

Three geese in a flock

Cosa voleva dire allora questo titolo che partiva da una considerazione ornitologica, completamente imprecisa? Effettivamente la traduzione italiana limita la comprensione del suo significato. Da una ricerca fatta pare che il titolo altamente simbolico, riprenda il verso di una filastrocca: Three geese in a flock, one flew East, one flew West, one flew over the cuckoo's nest. Uno stormo di tre oche, una volò ad est, una volò ad ovest, una volò sul nido del cuculo. Il termine inglese cuckoo indica propriamente il cuculo, ma anche pazzo, quindi il titolo potrebbe essere tradotto con qualcuno diventò pazzo. Ecco che allora tutto torna o quasi. Nessun errore nel titolo del film e la certezza che non esistono cuculi che costruiscono nidi a meno che uno non impazzisca improvvisamente, alludendo alla filastrocca ovviamente.

 

La presenza nel cremasco

Il cuculo è un bellissimo uccello migratore dalle dimensioni di un grosso piccione, sverna in africa tropicale e meridionale e prende il nome dal suo caratteristico verso un incessante cu-cu-cucu. La sua presenza nel cremasco la si può notare dalla metà di aprile fino a tutto settembre, dove i giovani dell’anno riprendono la via della migrazione di ritorno verso sud, anticipati dagli adulti che invece lasciano il territorio appena dopo la deposizione delle uova non dovendosi curare della prole. Frequenta ambienti boschivi nelle vicinanze di piccole paludi con presenza di siepi, bassi cespugli e cannucce. È molto elusivo, vive prevalentemente nascosto tra le fronde ed è molto difficile riuscire ad osservarlo in campo aperto tranne quando, inseguendo la femmina, il maschio si sofferma sui rami secchi e per alcuni minuti si serve del caratteristico richiamo per attirare su di sé l’attenzione.

 

Gli ambienti prediletti

L’ambiente agreste, ancora ben conservato con molti alberi e la presenza dell’acqua nelle vicinanze, sono elementi che attirano il cuculo che giunge da noi proveniente da aree sub tropicali esclusivamente per nidificare. Il corso rigoglioso dei fontanili, boschi fluviali, lanche, fiumi, ma anche giardini di vecchia formazione botanica e ben conservati sono gli ambienti prediletti dal cuculo. La femmina sorveglia un vasto territorio alla ricerca di nidi in costruzione ed individuati quelli ancora liberi vi depone una decina di uova uno in ciascun nido. Nel cremasco le aree dove incontrare il cuculo sono diverse. A partire dalla zona umida del Marzale, fino al geotopo della Melotta e lungo il corso dei fiumi Serio, Adda e Oglio. Essendo il cuculo un insettivoro, le uova vengono deposte nei nidi di cannaiole, forapaglie, averle, ballerine e capinere.

 

Vegetazione spontanea

Il carattere fortemente parassitario della specie si manifesta con la nascita del piccolo cuculo il quale spinge fuori dal nido i piccoli degli uccelli che lo hanno costruito, rimanendo solo. Questa prole adottiva viene anche nutrita, a loro insaputa, dai nuovi genitori fino al loro involo. Il cuculo è forse l’unica specie ornitologica che osa nutrirsi di bruchi come la processionaria detta anche gatta o camola pelosa, fastidiosa ed infestante durante le calde estati e voracissima mangiatrice di tenere foglie. La conservazione di ecosistemi ricchi di vegetazione spontanea con la presenza di grandi alberi e paludi costantemente allagate sono la garanzia di rivedere ogni anno da noi il cuculo occupare il nido, ma di qualcun altro.

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