05-10-2017 ore 18:26 | Rubriche - Costume e società
di Stefano Zaninelli

Bicicletta, dal cambiamento climatico agli hipster. Le due ruote compiono 200 anni

Due secoli e non sentirli. Il mezzo di trasporto più semplice ed ecologico taglia il traguardo dei duecento anni. Essenziale nella sua linea – due ruote ed un telaio, nessun motore, alle volte un campanello – è l’emblema dell’equilibrio: a decine si contano i fisici e gli studiosi che si sono appassionati alla dinamica dell’andare in bicicletta (a questo link l’ultimo studio dell’università del Michigan). Tuttora rimane uno dei mezzi di trasporto più utilizzati, con più di un miliardo di repliche sparse per tutto il mondo.

 

Storia della bici

Il primo esemplare viene fatto risalire al barone tedesco Karl von Drais, che nel 1817 inventò ciò che la stampa chiamò draisina. Si dice che l’intuizione del barone ebbe origine dalle anomalie climatiche dell’anno senza estate, dove i raccolti dell’Europa settentrionale vennero distrutti e si rese necessario trovare un’alternativa al cavallo. Nel corso degli anni lo strumento venne perfezionato: prima con l’installazione dei pedali – dovuta a Ernest Michaux attorno al 1860 – poi con la catena, che permise di montare due ruote di dimensioni identiche (Starley, 1884). Il perfezionamento definitivo lo apportò Dunlop (1888) con l’introduzione delle camere d’aria.

 

Un fascino immutato

Da corsa, da città o da montagna, la bici ha mantenuto il suo fascino inalterato negli anni. Con il passare degli anni sono cambiati i gusti: dagli eleganti modelli per uomo e per signora, da sfoggiare sfrecciando lungo le strade del centro città, fino all’essenzialità degli ultimi modelli a scatto fisso e freno a pedale – totem e delizia della sottocultura hipster. A prescindere dal colore, dal peso o dalla forma del manubrio, la bicicletta resiste all’incedere della storia e della tecnologia. Duecento anni e altri ancora ne verranno.