04-10-2017 ore 10:05 | Rubriche - Medicina e salute
di Diego Meis

Victorine e Ndèye, da Dakar all'ospedale di Crema per poter curare il futuro del Senegal

Si è concluso nei giorni scorsi il training intensivo di Victorine Diandy e Ndéye Ndickou, le due infermiere senegalesi che per quattordici giorni hanno prestato servizio presso l’Ospedale Maggiore di Crema. Il progetto nasce nell'ambito del service promosso dal Rotary Club Crema in collaborazione con l’Associazione Amici di Babacar Mbaye e Awa Fall, una sinergia che da due anni lega Crema a Dakar dando vita a progetti di scambio e sostegno nel campo della formazione e in particolare della sanità. La collaborazione avviata tra l’Asst locale e l’ospedale di Guediawaye Samh-Notaire, circoscrizione della capitale senegalese che conta circa 40 mila abitanti, ha permesso la fornitura di materiale medico donato dall’Asst cremasco. A ciò si aggiunge l’avvio di percorsi di formazione volti ad esportare le conoscenze che, sul lungo termine, consentiranno alla comunità di essere base e risorsa del proprio sviluppo, partendo dalla cura della persona.

 

Victorine e Ndéye, infermiere per passione

Per Victorine la professione d’infermiera è stata una vocazione, “la risposta naturale alla volontà di prendersi cura del prossimo”, racconta. Aveva 24 anni quando - nel 2003 - ha terminato la scuola di specializzazione triennale, sostenendo l’esame di Stato, e due anni dopo è entrata nel sistema sanitario pubblico. Diverso il percorso di Ndéye, diploma da segretaria e qualche anno d’esperienza precaria, fino alla decisione di cambiare strada: “non ho scelto la professione, è lei che ha scelto me”, è stato grazie al marito di una zia, infermiere specializzato in cure a domicilio, che si è interessata alla professione, affiancandolo, per poi completare la formazione e trovare lavoro presso l’ospedale Roi Baudouin, dove oggi è collega di Victorine.La formazione in Senegal è buona – spiegano – il problema sono i mezzi per la presa in carico della domanda di cure, enorme rispetto alle disponibilità”.

 

Tra modernizzazione e criticità

Il sistema sanitario senegalese è pubblico ma le prestazioni sono quasi tutte a pagamento. Il servizio è orientato ad una graduale e costante modernizzazione in linea con le linee definite in accordo con l’OMS e l’UNICEF, puntando alla decentralizzazione delle cure. Oltre alla scarsità di finanziamenti pubblici, l’efficienza delle strutture deve fare i conti con l’accessibilità geografica scontando un forte divario tra città e centri rurali, spesso non attrezzati per far fronte ad emergenze: basti pensare che in Senegal è presente un medico ogni 17 mila abitanti e un infermiere ogni 8.700 abitanti contro i rispettivi 5 mila medici e 300 infermieri auspicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

 

Esportare le conoscenze per costruire il futuro

Il Senegal vanta una popolazione giovane con un’aspettativa di vita - in media 61 anni - in lento e costante aumento. Nonostante le prospettive di sviluppo siano buone, il Paese deve ancora fare i conti con un tasso di mortalità infantile elevato, che ogni anno conta 42 decessi su mille nuovi nati entro il primo anno di vita (in Italia sono meno del 5 per mille). La percentuale supera gli ottanta casi su mille sotto il quinto anno di età: le principali cause di morte prematura sono la malnutrizione e la scarsa diffusione dei vaccini, nonostante le vaccinazioni siano gratuite per i bambini con meno di 5 anni. L’emergenza interessa anche le neomamme: ogni 100 mila nascite 370 donne non superano il parto (in Italia si contano meno di 18 casi su 100 mila); le complicanze dipendono dalla mancanza di cure e dalla scarsa consuetudine ad eseguire gli esami prenatali necessari. A ciò si aggiungono le malattie metaboliche, in particolare il diabete: secondo i dati raccolti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, si contano circa 346 milioni di diabetici in tutto il mondo; oltre l’80 per cento delle morti correlate avviene in Paesi a basso e medio reddito. Tra questi il Senegal, che nel 2000 contava 143 mila casi registrati, cifra destinata a quadruplicare entro il 2030. Lo stage avviato presso l’ospedale maggiore si è focalizzato sulle principali emergenze del Paese, in modo da fornire alle due infermiere le competenze specifiche necessarie a migliorare le pratiche sanitarie nel centro medico senegalese, dove torneranno ad operare dal mese di ottobre.

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