03-07-2016 ore 12:06 | Rubriche - L’oasi
di Tiziano Guerini

L’oasi. La strategia dell’isis, il predominio della tecnica e la paura della morte

L'oasi. Come suggerisce il nome potrebbe trattarsi di un luogo dove trovare ristoro, ma anche di un territorio isolato. L'obiettivo è offrire uno spunto di riflessione, non necessariamente polemico, su temi d'attualità. Chiunque può commentare sulla nostra pagina facebook o scrivere a redazione@cremaonline.it. Buona lettura.

 

La paura generalizzata

Si dice, a ragione, che se il terrorismo dell'Isis riuscisse a provocare una paura generalizzata in Occidente, avrebbe già vinto la propria battaglia. E non ci siamo tanto lontani, vedi in Belgio e in Francia o il recente attacco all'aeroporto di Istanbul, in Turchia. Ma paura per che cosa? In sintesi: paura di morire. Al contrario l'mmagine che vuol dare di sé il terrorismo di matrice islamica è quella di aver superato, coi propri "combattenti", la paura della morte.

 

Proselitismo e riscatto

Infatti i terroristi paiono affrontare i pericoli della guerra, della guerriglia e degli attentati con sprezzo del pericolo, anzi addirittura consapevoli del suicidio finale. È drammatico il confronto con la società occidentale dove domina il rifiuto della morte; per questo c'è proselitismo come dimostrazione del proprio coraggio e della propria diversità; per questo anche tante donne vedono nella scelta radicale del terrorismo una propria forma di riscatto di genere e una occasione per ammirare i propri compagni militanti così coraggiosamente sprezzanti del pericolo mortale.

 

Antidoto e predominio

Una barriera a tutto questo una volta si trovava e in parte si trova ancora oggi nelle religioni tradizionali che sono state fin dai tempi più antichi un antidoto contro la paura della morte. Ma rischiano di essere considerate una risposta vecchia, inattuale, e sopratutto anche l'isis si propone in termini religiosi e molto più radicali di qualsiasi altra religione positiva. Ma c'è qualcosa di più profondo che si sta culturalmente costituendo come vero e autentico scopo ultimo, accomunando in questo ogni civiltà e ogni società, compreso lo stato islamico radicale e terroristico: il predominio della tecnologia di cui oggi tutti si "servono" - compreso il sedicente stato islamico - per le proprie battaglie, senza ancora accorgersi del ruolo dominante che sta assumendo in tutto il mondo contemporaneo.

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