30-10-2017 ore 17:49 | Politica - Vaiano Cremasco
di Stefano Zaninelli

Vaiano. Dalla tecnologia alle pensioni, per Poletti “bisogna governare il cambiamento”

“L’impresa è un’infrastruttura della società, un bene della comunità”. Ospite all’assemblea generale degli Industriali di Cremona, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti si è confrontato su alcuni dei temi fondamentali del dibattito attuale – tecnologia, alternanza scuola-lavoro, formazione e welfare – con il vicepresidente di Confindustria Giuliano Brugnoli. “Le riforme del nostro governo le considero delle buone iniziative. I dati economici evidenziano il trend di crescita e sono li frutto sia delle condizioni dell’economia, comprese le scelte degli imprenditori, sia del nostro intervento”. Partiamo dall’inizio, cioè dal presente.

 

Il ruolo della tecnologia

Nei prossimi anni l’impatto della tecnologia porterà ad una riduzione dei posti di lavoro più tradizionali. Il ministro non ha dubbi: “cambiamenti e processi devono essere governati. La tecnologia è una cosa meravigliosa ma va dominata e finalizzata al miglioramento della vita umana”. In questo scenario, il compito del governo è “creare un contesto in cui gli imprenditori possano decidere quali tecnologie adottare e attraverso quale modalità”. D’accordo il vicepresidente Brugnoli (foto a lato), che mette però in guardia i giovani: “devono essere avvezzi al cambiamento. La parte fondamentale sono le competenze: dobbiamo formarli al cambiamento continuo, perché viviamo in una fase storica di cicli di cambiamento sempre più rapidi”.

 

Giovani e competenze

Nuove competenze – dall’Ict all’alta tecnologia – da combinare a un nuovo modello educativo. La proposta messa in campo dal governo è quella dell’alternanza scuola-lavoro. L’idea convince Confindustria: “da una parte le scuole devono trovare imprese con cui interagire, dall’altra le imprese devono fungere da driver per istituti tecnici e scuole superiori, per fornire ai ragazzi uno scenario differente”. Ciononostante il modello continua a suscitare critiche. Per Poletti “il sistema sta funzionando ma di certo si può fare meglio. Il tema è culturale: l’Italia fatica ad assumere un’idea positiva dell’impresa, vista come luogo dello sfruttamento del lavoro. La nostra proposta ha il merito di mettere in dialogo due mondi che si sono sempre percepiti distanti”.

 

Welfare e pensionamento

Favorire i giovani significa però trovare nuovi mezzi per gestire l’uscita dei lavoratori anziani dal mercato. Non basta l’indennità di accompagnamento alla pensione (Ape social): l’adeguamento alle aspettative di vita apre il dibattito “non solo sul tempo da passare in azienda – commenta Brugnoli – ma anche sulle coperture finanziarie”. Lo stesso ministro Poletti (nella foto sopra con Cabrini) afferma che “la legge si può migliorare senza ricorrere a stravolgimenti o controriforme. Il punto di partenza è la distinzione tra i mestieri, perché non si può trattare tutti i lavoratori allo stesso modo:  è provato che chi fa un lavoro logorante ha un’aspettativa di vita inferiore rispetto alla media. Tuttavia, prima si fa e poi si osservano gli effetti. Se poi rimarranno criticità, lavoreremo al miglioramento con senso di equità”. 

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