18-11-2014 ore 11:01 | Politica - Crema
di Stefano Zaninelli

Crema. La musalla tra questioni religiose, urbanistiche e di ordine pubblico. Incontro partecipato in sala dei Ricevimenti

"Su internet e sulla stampa s’è molto parlato della realizzazione della musalla a Crema, ma quello che doveva essere un dialogo ha rischiato di diventare uno scontro”. Così Fabrizio Loffi, direttore di Mondo Padano e moderatore del dibattito che ieri sera ha attirato decine e decine di persone in sala dei Ricevimenti, assieme a buona parte della politica locale e della comunità islamica di Crema.

 

La presenza islamica a Crema
“Siamo presenti a crema dal ’97 – ha raccontato Bouzaiane Dhaouadi, presidente della Comunità islamica cremasca – quando eravamo solo una decina e utilizzavamo un appartamento. Con le sanatorie sono arrivati altri ragazzi e l’appartamento non ci bastava più, allora abbiamo iniziato a effettuare la richiesta di un luogo per pregare, in uno spazio più adatto, più idoneo per la preghiera del venerdì e nel periodo del ramadan. I rapporti tra Comunità islamica e città sono sempre stati buoni e per rassicurare tutti, da subito abbiamo comunicato la nostra condanna agli atti perpetrati dall’Isis”.

 

 

Il rischio sicurezza, secondo l’opposizione
“Il problema sta nel garantire la sicurezza dei cittadini – ha spiegato Alberto Torazzi, capogruppo della Lega Nord in Consiglio comunale – e lo si può fare, ad esempio, imponendo la lingua italiana nelle prediche in moschea, costringendo gli imam a conseguire un patentino per poter predicare e rintracciaando i finanziatori delle moschee”. “Se fosse per il discorso della preghiera – gli ha fatto eco Tino Arpini, capogruppo di Solo cose buone per Crema – potrebbe esserci ampia condivisione perché la preghiera crea fratellanza, collaborazione, solidarietà”. “La paura – ha puntualizzato Renato Ancorotti, imprenditore e consigliere di Forza Italia – è che l’islam possa essere difettato da queste frange fondamentaliste. Da qui l’idea di stipulare un patto d’onore, che prevede, tra le altre cose, il riconoscimento delle persone che transitano per la moschea, la contrarietà all’infibulazione e all’apostasia”.  

 

Le minoranze falso problema
“Io non ho più voglia di fare discorsi astratti e teorici – ha affermato don Emilio Lingiardi, parroco della Cattedrale di Crema – perché portano solo a battaglie ideologiche. Ho passato 25 anni a Gerusalemme, dove c’è sempre stata una minoranza cristiana. Ho visto prima di tutto la gente che si sentiva più identitaria rispetto alla patria che alla religione. L’atteggiamento attuale, nel rapporto tra confessioni religiose, è di estrema apertura. Perché conoscenza non vuol dire solo ciò che ci unisce, ma significa anche differenza e da qui deve nascere il rispetto. A Gerusalemme, la chiesa ha favorito l'istituto Magnificat, dove studiano insieme centinaia di giovani arabi, musulmani e cristiani. Questo è un modo per favorire la pace e l'integrazione”.

“Ci salveremo quando l’Islam diventerà normalità”
“Il problema delle moschee - ha argomentato Paolo Luigi Branca, docente della Cattolica, del Dipartimento di Scienze religiose – si pone solo quando ci sono di mezzo gli organi pubblici, che non hanno mai voluto affrontare la questione. È vero, esiste il rischio che si possano infiltrare gli integralisti, ma quello è un problema di gestione. Pensare che i luoghi di culto possano diventare centri di terrorismo è una politica demenziale. Solo quando l’Islam diventerà una religione considerata normale ci salveremo”.

 

Il diritto alla preghiera
“Riteniamo di essere di fronte a un diritto inviolabile: il diritto di pregare il proprio Dio. Non è immaginabile – ha replicato il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi – accordare la possibilità di godere di tale diritto tramite lo strumento del referendum. Abbiamo messo mano al Pgt perché le soluzioni individuate non ci sembravano adeguate. L'area invididuata, in via Milano, ha raccolto anche il parere favorevole delle Forze dell'ordine. Inoltre, per quanto riguarda l’area deputata alla realizzazione della musalla, cedendo un diritto di superficie, avremmo la possibilità di stipulare una convenzione con la Comunità islamica; questo ci permetterà di impegnarci reciprocamente su molti aspetti, quali l’ordine pubblico, i criteri di insegnamento e di educazione religiosa, il tema della donna e molto altro”.

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