15-02-2017 ore 16:18 | Politica - Milano
di Ilaria Bosi

Telecamere in case di riposo e strutture per disabili. Via libera dal Consiglio regionale

La legge che “per prevenire furti e maltrattamenti” prevede l’installazione di telecamere di videosorveglianza nelle case di riposo e nelle strutture per disabili della Lombardia è stata approvata con 39 voti a favore, 24 astenuti e 1 voto contrario: hanno votato a favore i gruppi di maggioranza, astenuti i rappresentanti di M5Stelle, Partito democratico e Patto civico, contraria Chiara Cremonesi di Sel. Relatrice della legge Elisabetta Fatuzzo del Partito pensionati.

 

Tutela della privacy
Le immagini registrate dalle telecamere saranno criptate e l’accesso alle registrazioni sarà possibile solo su autorizzazione dell’autorità giudiziaria. L’installazione delle telecamere – consentite solo nelle cosiddette aree comuni, ovvero corridoi e sale d’attesa - non è obbligatoria. Per installarle è necessaria l’autorizzazione dei sindacati interni. Per le strutture che ne faranno richiesta il Pirellone ha stanziato complessivamente 1 milione 400 mila euro.

 

Rette e posti letto

In Lombardia sono accreditate 678 residenze sanitarie assistenziali. In tutto sono 57.853 i posti letto a contratto, che godono della compartecipazione regionale al pagamento della retta. Il costo medio regionale della retta giornaliera è pari a 56,18 euro, con un costo minimo medio di 48,93 euro nelle Rsa della provincia di Brescia e un costo massimo di 65,67 euro in quelle della provincia di Monza e Brianza. L’incidenza maggiore di denunce per furti e maltrattamenti subiti dagli ospiti delle Rsa lombarde è stato registrato a Milano e nell’hinterland, dove al 31 dicembre 2016 risultavano ricoverate 17.043 persone.

 

La situazione a Crema

Per quanto riguarda il territorio cremasco, interviene Paolo Bortoluzzi, presidente della Fondazione Benefattori Cremaschi che gestisce l'istituto di riabilitazione di via Kennedy e la struttura per anziani di via Zurla a Crema: “Le nostre strutture sono già adeguatamente attrezzate di impianti di videosorveglianza per quanto attiene gli spazi pubblici come scale, atri e corridoi; diverso è il discorso per le singole stanze, che non ne sono provviste. In questo caso credo vada tutelata la privacy di degenti ed operatori sociosanitari. Dal punto di vista strettamente economico, servirebbero ingenti contributi regionali, che non sempre in passato ha fatto seguire alle nuove normative adeguata relativa corresponsione di fondi”.