14-08-2017 ore 20:14 | Politica - Cremona
di Gianni Carrolli

Regione. Referendum autonomia, Piloni contrario: “il federalismo passa dal locale”

“Il referendum lombardo del 22 ottobre è inutile e costoso. Non uso giri di parole per definire l’ennesima presa di Maroni e della sua giunta che, nel 2013, scope alla mano, si era presentato con la promessa di “riportare” a casa 54 miliardi di euro di residuo fiscale”. Ad affermarlo è il segretario provinciale Pd Matteo Piloni, che si scaglia contro la “promessa ovviamente non mantenuta” e la nuova tornata referendaria per l’autonomia della Lombardia e del Veneto (qui il dettaglio).

 

Referendum ed elezioni

Per il segretario Pd con il referendum “vengono spesi 46 milioni di euro per avviare la propria personale campagna elettorale, puntando sul residuo fiscale nazionale e ignorando completamente l’addizionale regionale all’Irpef, il prelievo di 2,3 miliardi l’anno da parte della Regione che torna solo in minima parte alle città e ai territori senza nessuna chiarezza di scelta sulle spese”. Una parte di questi – 1,9 miliardi – viene utilizzato per la spesa sanitaria; secondo Piloni prioritario diventa “sapere che il finanziamento richiesto ai cittadini dalla Regione stessa è davvero importante, tra fiscalità generale, prelievo regionale aggiuntivo, ticket e tariffe”.

 

La questione federalista

Prendendo ad esempio Cremona, Piloni spiega che la città “produce un gettito di addizionale Irpef regionale di circa 18 milioni di euro. Si tratterebbe di disporre di circa 3 milioni di euro l’anno da reinvestire in lavori e servizi. Prima di rivendicare soldi allo Stato, sarebbe bene che si aprisse una seria discussione in Regione su come riequilibrare sui territori le risorse prelevate direttamente dagli stessi cittadini lombardi. Il vero “federalismo” passa da qui e non da inutili e costosi referendum che non aggiungono nulla in più di quanto già previsto dalla Costituzione”.

 

Voto senza effetti

Il riferimento è alla modifica del Titolo V della Costituzione, con la possibilità di “consentire alle Regioni di poter aprire un confronto con lo Stato per ottenere maggiori competenze su alcune materie. Possibilità che, come PD, continuiamo a sostenere ma senza buttare via soldi. La domanda di decentramento amministrativo e di autonomia decisionale su alcuni temi è sicuramente sostenuta dalla prevalente maggioranza dei lombardi, senza bisogno di trovarne conferma in un voto di cui Maroni si è già intestato il merito e la paternità, e attraverso il quale è già chiaro che, il 22 ottobre, non accadrà niente di tutto ciò”.

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