08-04-2017 ore 13:06 | Politica - Crema
di Gianni Carrolli

Scrp. Modifiche allo statuto, Antonio Grassi aizza la polemica: “sindaci non interpellati”

“O in Scrp non alberga la logica, oppure è sconosciuto il significato delle parole italiane. Tertium non datur: non è ammessa una terza possibilità. O forse sì, ma allora bisogna porsi la domanda: a chi giova questo comunicato?”. Questo il commento del sindaco di Casale Cremasco Vidolasco, Antonio Grassi, in merito ad una comunicazione inviata da Scrp riguardante l’incontro del 5 aprile, nel quale sono state presentate le modifiche statutarie della società, che i Consigli comunali saranno chiamati ad approvare entro metà maggio.

 

Nessuna richiesta di pareri

Questo l’incipit del comunicato: “Scrp diventa centrale di committenza, la volontà è stata espressa nell’incontro informativo dei sindaci, convocati per la necessaria modifica dello statuto, che dovrà essere poi ratificata nei consigli comunali”. Per il sindaco di Casale già qui si presentano alcuni problemi: “durante l’incontro sono state presentate, senza neppure leggerle, le proposte di modifica di tre articoli dello statuto. Non solo non sono state votate, ma neanche è stato chiesto ai soci presenti di esprimere un parere informale. Di più, alcuni sindaci hanno sollecitato alcuni giorni di tempo per valutare le modifiche proposte. Altro che volontà espressa”.

 

Attitudine all’autolesionismo

“Se si vuole essere più tecnici e analizzare il testo: come può venire espressa la volontà se si trattava di riunione informativa? Come possono i consigli comunali ratificare una decisione che non è stata presa? Per associazione libera viene da ricordare la delibera comunale secretata sui rifiuti e anch’essa made in Scrp”. Dubbi vengono espressi anche in merito all’approvazione di “un’altra modifica statutaria” cui Scrp fa cenno nel comunicato, che Grassi nega. “Se Scrp intendeva dimostrare la propria attitudine all’autolesionismo c’è riuscita alla perfezione”, conclude il sindaco, che da fatti trae “un ulteriore motivo per non approvare lo statuto e valutare il recesso”.

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