02-04-2017 ore 13:03 | Politica - Milano
di Stefano Zaninelli

Regione. Consultori, nuovo tabellario delle prestazioni. È battaglia sulle esenzioni

Con la delibera 6131 del gennaio 2017, Regione Lombardia ha aggiornato il tariffario delle prestazioni consultoriali in ambito materno infantile (qui il link alla delibera – tabelle allegate al documento). Per il gruppo regionale di Rifondazione comunista “la giunta del leghista Maroni prosegue nell’attacco ai diritti, alla libera sessualità e alla salute delle donne”. Grave l’accusa mossa all’esecutivo: “a partire dall’1 aprile per le giovani donne viene cancellato il diritto di accedere gratuitamente alle visite ginecologiche nei consultori. Negli stessi consultori tutte le visite post interruzione volontaria di gravidanza e post parto non saranno più esenti da ticket”.

 

Ripristino dei consultori

L’interruzione volontaria di gravidanza – da parte di donne adulte o di minorenni – trova effettivamente riscontro tra le voci della tabella delle prestazioni adottata dalla Regione: ricompresa tra le Relazioni complesse, la prestazione è valutata in un ammontare di 75 euro. Invitando alla mobilitazione perla riapertura dei consultori pubblici, il segretario del Prc Antonello Patta chiede “il ripristino immediato dell’accesso libero e gratuito ai consultori per le visite ginecologiche delle giovani donne e per le visite specialistiche dopo l’interruzione volontaria di gravidanza e post parto”.

 

La questione dell’esenzione

L’adozione del nuovo tabellario aveva già suscitato aspre critiche da parte della Cgil e del Pd in merito alla cancellazione delle esenzioni. In realtà il punto 3 della delibera regionale 6131 specifica che anche al nuovo tabellario “si applica il regime di esenzione già previsto dalla vigente normativa di riferimento”. Lo ha fatto presente l’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, che ha chiosato: “Regione Lombardia è da sempre in campo per promuovere le attività di prevenzione, per cui mai avrebbe potuto adottare un simile provvedimento. Sono quindi io a chiedere alla Cgil che dirami una nuova nota per ammettere di aver preso un abbaglio”.