30-01-2018 ore 19:39 | Economia - Associazioni
di Ilaria Bosi

Rivolta d’Adda. Lattiero caseario, convegno Coldiretti gremito alla Fiera di sant'Apollonia

Sala consiliare gremita, a Rivolta d’Adda, per il convegno dedicato alle Analisi e prospettive del settore lattiero-caseario per il 2018, promosso da Coldiretti Cremona. Presenti il presidente lombardo e vice presidente nazionale Ettore Prandini, il presidente provinciale Paolo Voltini e Paolo Carra, presidente del Consorzio Latterie Virgilio. Serata aperta dal sindaco Fabio Calvi, inaugurando il ciclo di convegni legati all’edizione numero 190 della Fiera Regionale di sant’Apollonia. Come spiegato dal direttore di Coldiretti, Mauro Donda, i prezzi al consumo del paniere lattiero caseario sono costantemente aumentati negli ultimi 15 anni e le esportazioni del made in Italy agroalimentare hanno segnato un +7% nell’ultimo anno. Virgilio Carra ha sottolineato che la volatilità del mercato mette in difficoltà anche le aree produttive che hanno raggiunto i massimi livelli di efficienza: “Il primo insegnamento del mercato è preservare la qualità perché viene premiata dal consumatore”. Il burro “ha trascinato il prezzo del latte” ma “è indispensabile creare un’alternativa. In certi momenti è necessario sottrarre produzione al mercato. Altrimenti saremo sempre ostaggio di una certa parte di industria, ma anche di quella cooperazione che lavora male”.


Distintività del prodotto italiano

Il simil-Grana sta creando enormi problemi. Nel 2017 le quotazioni del Grana e del Parmigiano hanno mostrato due andamenti divergenti: in costante calo il primo, in continua ascesa il secondo. “Per questo – ha concluso Carra – va fatta una riflessione approfondita e profonda su quello che avviene nei nostri consorzi”. Per Voltini va incrementata “la distintività del prodotto italiano. L’agricoltura deve stringere accordi con la parte più illuminata dell’industria, quella che riconosce il valore dell’origine e della sostenibilità”. Ha evidenziato “le difficoltà del presente”, il secco “no al Ceta e agli accordi bi-multi-laterali che danneggiano l’agricoltura italiana. È inaccettabile che il nostro agroalimentare sia trattato da merce di scambio in accordi internazionali dell’Ue”.

 

Olio di palma e “latte” di soia

Prandini ha spaziato dalle battaglie sull’olio di palma e il latte di soia (“Non è un caso se questo prodotto, dal momento in cui abbiamo ottenuto che non potesse più essere chiamato latte, abbia vissuto la sua prima flessione nella vendita”), dall’intesa con Ferrero (con le prospettive che potrebbero aprirsi rivolgendo l’attenzione al mercato dolciario) alle battaglie da affrontare (ad esempio sul tema dei trasporti, che diventa centrale poiché l’inefficienza rallenta e penalizza il vero made in Italy, incidendo sui costi di produzione), dal valore della qualità (“Gli elementi distintivi sono per noi una forza, un valore, sono ciò che tutto il mondo ci invidia e che deve tradursi in reddito per le imprese”), alla necessità di controlli efficaci e tempestivi, contro i tarocchi e contro le importazioni di prodotto anonimo che oltrepassa le nostre frontiere, destinato ad essere spacciato per made in Italy.